Antonio di Padova

ITALIA - 1949
In un giorno d'aprile, la moglie di un giovane pittore romano scomparso in guerra, va in Chiesa insieme al figlio, il piccolo Fernando, per pregare S. Antonio da Padova e invocare il ritorno del marito. Dopo qualche tempo, il pittore improvvisamente ricompare. A causa di una ferita alla testa, aveva perduto la memoria, recuperandola nello stesso giorno in cui la moglie aveva chiesto la grazia a S. Antonio. Dopo il doveroso pellegrinaggio alla Basilica del Santo, il piccolo Fernando sfoglia un libro dedicato a S. Antonio che gli è stato regalato. La lettura rievoca le scene e le immagini della vita del Santo e il bambino, colpito, confida al padre di aver deciso di indossare la tonaca. Nel frattempo si alternano gli episodi della vita del Santo: al contatto coi primi seguaci di S. Francesco, si avvicina al francescanesimo, parte per il Marocco come missionario e si ritira in un eremo in meditazione e preghiera. Ecco l'episodio dell'ubiquità: ecco la conversione di Ezzelino. Questi episodi si intrecciano con le scene della vicenda moderna, animata dal dissidio tra i genitori sui sentimenti religiosi di Fernando. Al transito del Santo segue una scena della Basilica di Padova, dove madre e padre ascoltano l'organo suonato dal figlio.

CAST

NOTE

- GIRATO NEGLI STUDI ORO FILM, SAFA PALATINO.

- ARREDAMENTI: RANCATI E CIMINO.

- COSTUMI REALIZZATI DALLA CASA D'ARTE PERUZZI.

CRITICA

"Cinema e vite di santi non sono mai andati d'accordo (...). Francisci ha avvertito il pericolo e ha messo una variante: un filo conduttore ambientato nel mondo d'oggi (...) ma è proprio in questa parte moderna che s'è lasciato prendere la mano dalla retorica (...) di sapore deamicisiano. Le due parti non riescono (...) ad amalgamarsi, con grande difetto dell'unità dell'opera. Eccellente (...) la misurata interpretazione di Aldo Fiorelli (...) e di Aldo Fabrizi, tutto scatti e urla (...)" (Ernesto G. Laura, 'Hollywood', 199, 1949).

"La parte storica, benché allestita in evidente economia, ha raggiunto un tono che va dalla sufficienza per le sale parrocchiali all'accettabilità come spettacolo medio." (Vinicio Marinucci, 12 giugno 1949).

"(...) Non si capisce perché gli ideatori del film 'Antonio di Padova' abbiano avuto timore a portare sullo schermo la vita del Santo nel suo complesso, preferendo ridurla a semplici quadri inseriti in una vicenda moderna che vorrebbe essere edificante, ma che risulta piuttosto ingenua. Conseguenza quasi inevitabile di questo spezzettamento è che la vita del Santo perde il suo vigore esemplare, venendone a mancar gli sviluppi interiori, e manifestandosi l'anima di Antonio soltanto in episodi in cui egli prende atteggiamenti quasi esclusivamente oratori." (Frat., 'Giornale della Sera', 14 giugno 1949).

"La regia di Pietro Francisci ha reso con vigorosa pennellata il temperamento battagliero del Santo e il suo immenso amore per l'umanità." (Vice, 'Il Messaggero', 11 giugno 1949).
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