Anni ruggenti

ITALIA - 1962
1937. Omero è un giovane assicuratore che crede nel fascismo. Durante i suoi giri capita in una cittadina del meridione dove il podestà è stato informato, da un compiacente amico romano, che un gerarca arriverà in incognito da Roma per un'ispezione segreta. I dirigenti credono di vedere in quel giovane il gerarca mandato ad indagare sulle loro malefatte. Omero non si accorge dell'equivoco, continua a svolgere il lavoro di assicuratore, visitando i più abbienti, informandosi dei loro redditi, delle loro proprietà e confermando la sua "vera" identità di "diabolico" ispettore. Lo zelo del podestà e del segretario politico gli ammannisce uno spettacolo addomesticato di ordine, benessere e spirito fascista, che rafforza la fede di Omero nel regime. L'assicuratore conosce anche gli antifascisti locali, mormoratori, resi più cauti dalla presenza in paese di un "gerarca". Tra loro, però, c'è un medico, destituito dalla carica di direttore dell'ospedale, che gli fa vedere quello che si nasconde dietro la facciata: imbrogli, speculazioni e soprusi. Anche se, nel frattempo, Omero si è innamorato della figlia del podestà, la sua fiducia comincia a vacillare. Quando l'equivoco si chiarisce, tutti si allontanano da lui, anche la figlia del podestà. Mentre arriva il gerarca vero, fatto della stessa pasta del podestà e soci, con i quali infatti si intende subito, Omero riparte.

CAST

NOTE

- GLI ESTERNI SONO STATI GIRATI A MATERA.

- CARATTERIZZAZIONI: PIERO GHERARDI.

- IL FILM FU PRESENTATO AL FESTIVAL DI LOCARNO (1962) DOVE VINSE LA "VELA D'ARGENTO".

CRITICA

"Non è facile fare un film sul fascismo [...] ne ricordiamo uno, abbastanza riuscito, 'Anni difficili' dello stesso Zampa, ma questo, proprio, non ci convince [...], pecca di superficialità, specialmente per ciò che riguarda la psicologia dei personaggi. [...] Ma ciò che maggiormente manca [...] è la dimensione storica. Cosa non da poco. [...] Battutine umoristiche, situazioni comiche. [...] Fortunatamente non si respira aria qualunquistica, o almeno così ci è parso". (C. Terzi, "Avanti", 26 aprile 1962).
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