47 morto che parla

ITALIA - 1950
Il barone Antonio Peletti è un avaraccio inviso a tutti. Suo padre morendo gli ha lasciato un tesoro in monete d'oro e gioielli, che egli tiene nascosto in un ripostiglio sotto l'impiantito: secondo il testamento paterno, metà del tesoro spetta al Municipio, che dovrà erigere una scuola, l'altra metà spetta al figlio di Antonio, Gastone. Ma il barone nega l'esistenza del testamento e del tesoro e caccia di casa Gastone, negando il suo assenso al di lui matrimonio con Marion. Gastone scopre per caso il tesoro, contenuto in una cassetta, e dopo essersene impadronito, sostituendolo con dei ciottoli, s'allontana dal paese. Per costringere il barone a dire la verità i maggiorenti del paese gli fanno una burla atroce: egli crede d'essere stato avvelenato e di trovarsi già nell'al di là. Ad un'ex ballerina, ch'egli prende per un angelo, rivela dove si trovi la cassetta; ma quando s'accorge della burla, il barone rincorre l'ex ballerina e riesce ad imbarcarsi anche lui su una mongolfiera in partenza. Dopo qualche tempo tutti credono che la mongolfiera sia finita in mare con gli occupanti: Gastone torna in paese, assegna al Municipio la metà del tesoro e sposa Marion. Mentre s'inaugura la scuola, ricompare il barone, che non è affatto morto e non può far altro che accettare il fatto compiuto.

CAST

CRITICA

"Anzi, la tecnica del cinema gli permette (a Totò) di esimersi da certi obblighi teatrali, dall'imparare a memoria il copione, per esempio, improvvisando davanti alla macchina da presa dietro sommari suggerimenti, il che più si conferisce alla sua natura di 'maschera' della commedia dell'arte (...). Il discorso vale soprattutto per il recente '47 morto che parla'. Il quale film ha peraltro una novità: è terribilmente triste". (Vittorio Bonicelli, 'Il Tempo', 13 gennaio 1951)
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