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La Grazia - Toni Servillo e Paolo Sorrentino - foto © Andrea Pirrello
“Oggi la corsa verso la volgarità è senza freni”. Parola di Paolo Sorrentino alla presentazione del suo ultimo film, da lui stesso coprodotto con The Apartment, dal titolo La grazia. Protagonista Toni Servillo, per la settima volta diretto dal regista Premio Oscar, questa volta nel ruolo di Mariano De Santis, un Presidente della Repubblica, vedovo, cattolico, giurista e pieno di dubbi che si trova a dover decidere su due delicate richieste di grazia, veri e propri dilemmi morali, e su un tema ancor più difficile e sensibile: l’approvazione o meno di una legge sul fine vita. Al suo fianco Anna Ferzetti, ovvero sua figlia Dorotea, anche lei giurista, e la sua migliore amica, la sarcastica Coco, interpretata da Milva Marigliano.
“Abbiamo affrontato prima della politica l’uomo e come il suo carattere e i suoi sentimenti si riverberino su decisioni etiche che deve prendere - spiega Sorrentino -. Chiunque abbia un potere così alto e un ruolo così importante deve avere dei dubbi. Senza andare nella deriva opposta, che era quella dell’immobilismo della Prima Repubblica, ma anche la risolutezza con cui si prendono adesso così rapidamente alcune decisioni politiche molto importanti non va bene. Il nostro presidente De Santis ha trovato una via media piuttosto efficace in questa sua frase ricorrente che è: ho bisogno di un ulteriore tempo di riflessione. Soprattutto quando si affrontano temi delicati come quelli del film”. E sull’eutanasia: “Non è il motivo per cui ho fatto questo film, ma sarei felice se riportasse l’attenzione su questo tema importante e enorme”.
Dubbi lei ne ha? “Pochi dubbi sul set, anche perché lì c’è il contagiri dei soldi e non avrei potuto fare molti film. Molti dubbi invece sul cast e quando scrivo”. E sui dialoghi del film, scritti da lui stesso, precisa: “Scrivo i dialoghi allo stesso modo di come quando ho cominciato a dirigere i miei film. Sono sempre stato un grande appassionato di diritto fin dall’ università, quindi mi è venuto facile scrivere le numerose scene nelle quali Toni e Anna si confrontavano sulla materia giuridica. Scrivere i dialoghi è un po’ come suonare a orecchio: o lo sai fare o non lo sai fare”.
Mentre sul suo ormai lungo sodalizio con Servillo dice: “Quello che mi ha sempre stupito della recitazione di Toni è qualcosa che ha a che fare con la potenza. Una cosa che hanno pochissimi attori in Italia: lui ce l’ha”.


La Grazia - Toni Servillo - foto © Andrea Pirrello
E Servillo commenta: “Paolo non è solo uno straordinario creatore di immagini, ma è un dialoghista. Sono molto grato a Paolo, mi ha battezzato con L’uomo in più. È inutile dire che la mia vita cinematografica non sarebbe stata la stessa se non lo avessi incontrato. Ho letto questa sceneggiatura prima di Parthenope e sono rimasto impressionato dalla psicologia di questo personaggio che intreccia il privato con il politico, la memoria e il tempo”.
Un personaggio che per certi versi si avvicina al Titta Di Girolamo de Le conseguenze dell’amore: “Non so fare un confronto con questo film perché non lo vedo da molto tempo - dice Sorrentino -. Sicuramente ci saranno delle analogie. D’altronde anche quello l’ho scritto sempre io”. E rifacendosi alla realtà si ispira invece al Presidente Mattarella? “Anche Scalfaro aveva una figlia - risponde -. E la formazione giuridica e cattolica è una costante di molti Presidenti della Repubblica. Mi sono ispirato a tanti presidenti, poi man mano il personaggio ha preso una propria via personale”.
E sulla politica in generale: “Dal film si vede che sono legato a un’idea di politica più antica rispetto a quella che si vede oggi. Sono legato a una figura di politico che la interpreta come una vocazione e professa dei valori che sono abbastanza in disuso e vanno dal senso altissimo della responsabilità, alla frugalità, alla rinuncia, tutti valori che si sono un po’ dispersi nei politici attuali. Sono abbastanza disilluso e nostalgico, come molti della mia generazione, di figure politiche che interpretavano la politica come una vocazione piuttosto che come un’occasione che oggi è il sentimento prevalente”.


Toni Servillo e Anna Ferzetti in La Grazia
(Andrea Pirrello)Sul suo personaggio, Anna Ferzetti racconta: “Il processo di costruzione è avvenuto in modo spontaneo. Per me è stata più semplice la parte più compressa perché mi rappresenta anche come donna. Scoprire di sentirsi rotta dentro è stata la parte per me più difficile. Attingo molto alle cose che ho vissuto e ringrazio molto Paolo per i dialoghi chiari. nei copioni ci sono sempre le didascalie e io lo ringrazio perché le sue lasciavano aperto qualcosa che poi sarebbe nato liberamente sul set”.
E Milva Marigliano dice: “Il mio è un personaggio sarcastico che nasconde l’umanità con la sua esuberanza facendosi gioco di tutto e tutti”. Alla domanda se farebbe un decreto contro gli ambiziosi? Sorrentino senza alcun dubbio risponde: “Sicuramente”.
Mentre di fronte al paragone del suo film, nelle sale dal 15 gennaio distribuito in 500 copie da PiperFilm, con il successo al box office di Checco Zalone, ribatte: “A Piper sono contenti dei miei risultati, quindi sono felice così. Forse non sarei neanche in grado di gestire un successo così ampio, quindi mi va molto bene giocare sottotono”.



