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Domani interrogo
“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Quei confini, descritti nella celebre frase di Wittgenstein, li prova a valicare una professoressa con tutte le sue forze e il suo coraggio in una scuola della periferia di Roma. Siamo a Rebibbia, quel quartiere ben raccontato da Zerocalcare per intenderci, e per la precisione la professoressa o meglio la “Pressorè” come la chiamano i suoi alunni, interpretata da Anna Ferzetti, non insegna filosofia, ma inglese.
Tra aule fatiscenti, filmini porno proiettati alla LIM, telefonini, famiglie disastrate, scritte in “inglese” (“The penis is on the table”), tante parolacce e spacci di droga, ogni giorno quest’insegnante va a lavorare convinta che la scuola e lo studio possano ampliare gli orizzonti e varcare quelle delimitazioni di pensiero dei ragazzi della quinta A.
Prodotto da On Production e Rai Cinema, presentato come proiezione speciale nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città e diretto da Umberto Carteni, il film è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Gaja Cenciarelli, edito da Marsilio. La sua è una storia autobiografica (lavora a Roma come insegnante di inglese), e un po’ alla Diario di scuola di Daniel Pennac, ma in romanesco, tra ricordi personali e riflessioni sulla pedagogia, ci racconta un mondo che conosce bene e questa è la sua forza.
Una storia, che trasposta al cinema dalla stessa scrittrice coadiuvata dal regista e da Herbert Simone Paragnani, ben descrive il complesso mondo della scuola, non ad altezza di cattedra, ma dal punto di vista dei ragazzi, dei fannulloni e dei somari, o dei “trogloditi”, come li chiama scherzosamente la stessa professoressa, insomma di quelli che vanno male e che non credono che l’istruzione possa salvarli.
Il risultato è un film condito da una vena di ironia (Carteni aveva esordito nel 2008 con la commedia brillante Diverso da chi?) che nell’insieme riesce a documentare, grazie anche alla bella fotografia, in modo naturale e autentico l’universo giovanile. Qualche difetto non manca: si insiste fin troppo sul tema della droga, i flussi di coscienza dei giovani su cosa abbiano fatto post-maturità stonano con il resto del racconto e non si capisce il motivo per cui non sia minimamente menzionata la bella nota dell’autrice presente all’inizio del libro con le dieci leggi fondamentali della vita di un insegnante (spoiler della prima: “Per gli studenti, tu non sei un essere umano”).
Ovviamente Domani interrogo si inserisce nel filone scolastico cinematografico di evergreen come L’attimo fuggente, avvicinandosi molto più al francese Entre les murs di Laurent Cantet o (restando in Italia) al cult La scuola di Daniele Luchetti, tratto dai due libri di Domenico Starnone (Ex Cattedra e Sottobanco), che tra l’altro è stato presentato da poco in versione restaurata in occasione del trentennale (il film uscì nel 1995) e che vedeva protagonista il professor Vivaldi, ovvero Silvio Orlando, un idealista sensibile alle difficoltà familiari e caratteriali dei suoi alunni, di un istituto scolastico della periferia romana.
La cornice è dunque la stessa, ma questa volta (finalmente!) a prendere la scena è una donna, una professoressa che vive a Monteverde, splendidamente interpretata da Anna Ferzetti. Perfetta nel rivestire questo ruolo da protagonista riesce a dare un tocco in più a tutto il film confermandosi un’ottima attrice ( se qualcuno avesse avuto qualche dubbio al riguardo, questi già si erano sciolti dopo aver visto La Grazia di Paolo Sorrentino dove recita al fianco di Toni Servillo, attualmente al cinema). Bravi anche i ragazzi.
