Martin Scorsese finisce nel mirino dell’Art Directors Guild per la promozione di uno strumento di intelligenza artificiale generativa destinato alla creazione di storyboard.

Il sindacato statunitense, che rappresenta tra gli altri storyboard artist, concept artist, illustratori, graphic artist, set designer, art director e production designer, ha criticato duramente il regista dopo la diffusione di uno spot realizzato con Black Forest Labs, startup specializzata in AI generativa.

Nel video, Scorsese - consulente dell’azienda - utilizza la tecnologia FLUX per creare lo storyboard di una strada medievale e ne elogia l’ “intelligenza cinematografica”. Una definizione che ha irritato l’Art Directors Guild, secondo cui il regista starebbe “voltando le spalle agli artisti umani che, nel corso della sua carriera, lo hanno aiutato a creare le sue opere più memorabili”.

Al centro della polemica c’è il rischio che strumenti di questo tipo possano sostituire o aggirare il lavoro di figure professionali da sempre centrali nella preparazione visiva di un film. Gli storyboard artist, infatti, trasformano le sceneggiature in sequenze visive utili a orientare il lavoro del regista, della troupe e dei reparti tecnici. Un’attività che, per il sindacato, non può essere ridotta a una funzione automatizzabile.

Scorsese, nelle dichiarazioni legate alla collaborazione con Black Forest Labs, ha spiegato che il problema per un regista è sempre stato comunicare a cast e troupe ciò che vede nella propria testa. “Ci sono alcune cose che bisogna vedere e sentire”, ha dichiarato, sottolineando il proprio interesse per l’incontro tra tecnologia e racconto e per la possibilità di ampliare i confini della creatività.

L’Art Directors Guild legge però quella posizione in modo opposto. Secondo il sindacato, Scorsese starebbe promuovendo un programma di AI generativa capace di svolgere mansioni che appartengono agli artisti e ai designer dell’ADG Local 800: professionisti che da decenni collaborano con i registi per visualizzare i film prima e durante la loro realizzazione.

Nella nota, il sindacato parla di un’operazione che “aggira” il contributo di art director, graphic artist, illustratori, production designer, scenic artist, set designer e altre figure specializzate. E inserisce il caso in un contesto già molto fragile per le maestranze hollywoodiane, colpite dalla contrazione produttiva degli ultimi anni.

Nel 2024 l’Art Directors Guild ha sospeso un programma di formazione per giovani professionisti a causa della forte disoccupazione nelle categorie rappresentate. Secondo i dati depositati presso il Department of Labor, gli iscritti al sindacato sono passati da 3.492 nel 2022 a 2.966 nel 2025.

Il tema, dunque, non è soltanto tecnologico ma occupazionale. Uno studio del 2024 commissionato dall’Animation Guild e dalla Concept Art Association indicava proprio concept artist, illustratori e designer visivi tra le professionalità più esposte all’impatto dell’AI generativa.

C’è poi il nodo dei diritti. L’Art Directors Guild sostiene che l’AI generativa sia costruita su opere probabilmente sottratte agli stessi artisti e ad altri creativi in tutto il mondo. Per il sindacato, pensare che il contributo di questi professionisti possa essere imitato o superato da un software rappresenta “un tradimento della natura collaborativa del cinema”.

La vicenda è particolarmente spinosa anche per il nome coinvolto. Scorsese ha sempre incarnato un’idea di cinema fondata sul lavoro collettivo, sulla memoria delle immagini e sul rapporto con le maestranze. Proprio per questo la sua apertura a uno strumento di AI applicato allo storyboard assume un valore simbolico forte.

Al momento il regista non ha replicato alle accuse.