PHOTO
Michael B. Jordan in I peccatori
Questo articolo è un’anticipazione del quarto numero della nuova stagione di Robbberto!, la newsletter di Cinematografo dedicata agli Oscar. Clicca qui per iscriverti
Finora, la più grande sorpresa di questi Oscar – almeno per chi si sveglia il giorno delle nomination con la presunzione di interpretare le scelte dell’Academy guardando solo al proprio orticello – è il record segnato da I peccatori, un film che da noi ha avuto un’eco talmente potente (ironico) che quasi nessuno lo chiama con il titolo italiano. Come se Sinners fosse l’imprevisto dell’ultima ora, uno strano horror sui vampiri con i neri uscito la scorsa primavera ma di cui non si era accorto nessuno, tant’è che i più solo dopo l’annuncio lo stanno recuperando (senza entusiasmi, diciamo).
Per carità, i gusti sono gusti e I peccatori dialoga molto con gli Stati Uniti piuttosto che con gli italiani (il box office segna poco più di un milione e duecentomila euro). Però se accettiamo l’idea che gli Oscar rappresentano lo spirito del tempo – al di là della loro persistenza nell’immaginario – allora è quantomeno imbarazzante l’atteggiamento di molti commentatori (anche autorevoli) che hanno liquidato il successo del film di Ryan Coogler come effetto della cosiddetta cultura woke o del presunto politicamente corretto nei confronti degli afroamericani (tra l’altro potrebbe essere una contraddizione, poiché è bizzarro che questo risveglio accada durante una presidenza praticamente segregazionista e ultraconservatrice).
Potremmo leggere questa sottovalutazione (eufemismo) usando tante chiavi di lettura, dallo snobismo nei confronti del genere (ah, se anche l’Academy dà credito all’horror, dove finiremo, signora mia) al razzismo che, non prendiamoci in giro, è sempre là a interrogare la nostra cattiva coscienza. Ma il punto è un altro: vogliamo capire come ha fatto I peccatori a ottenere sedici nomination agli Oscar?


Ryan Coogler sul set de I peccatori
I peccatori è un film Warner Bros. così come lo è il suo principale rivale, Una battaglia dopo l’altra. Il dubbio è legittimo: chi è il vero frontrunner? Qual è il cavallo su cui punta lo Studio? Risposta: entrambi e nessuno dei due.
Warner ha investito un sacco di soldi per entrambi, tra i 14 e i 16 milioni a testa. Sia I peccatori che Una battaglia dopo l’altra sono impegnati in una campagna permanente da molti mesi, la prima più costante e tranquilla (vedremo dopo come) e la seconda più prestigiosa e di alto profilo fondata sull’accumulo di riconoscimenti e sul concetto che è giunto il momento di premiare Paul Thomas Anderson con qualche Oscar.
Le 16 nomination del film di Ryan Coogler hanno ribaltato il tavolo. Uno slancio improvviso che ha costretto i team della Warner a muoversi senza esporsi platealmente né per l’uno né per l’altro. Una doppietta che, tra l’altro, arriva nei giorni in cui si discute la vendita dello Studio a Netflix.
Costato tra i 90 e i 100 milioni di dollari, I peccatori è stato presentato in anteprima il 3 aprile 2025 all’AMC Lincoln Square di New York City, distribuito nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti il 18 aprile 2025 dalla Warner Bros. Non ha partecipato a un festival, ha ricevuto il plauso della critica, incassando 368,8 milioni di dollari in tutto il mondo. La sua promozione ha puntato molto sui canali social, invitando la fanbase a condividere i post creati dal cast per apparire nei feed in modo organico anziché solo tramite contenuti a pagamento.
In un certo senso, il record de I peccatori è un capolavoro: nonostante un’uscita così prematura, praticamente un mese dopo gli Oscar precedenti, ha resistito fino a gennaio. Un caso analogo è quello di Everything Everywhere All at Once, presentato in anteprima mondiale al South by Southwest l’11 marzo 2022, distribuito in sala il 25 marzo e capace di conquistare ben 7 Oscar un anno dopo. C’è un’affinità: sono entrambi due film di genere legati a “minoranze” americane.
Iscriviti alla newsletter per continuare a leggere. È gratis.

