In questi giorni si è tornato a parlare dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance perché una coalizione di procuratori generali, guidata da quello californiano, l’ha fermata intentando un’azione legale. Mentre Paramount ha minacciato di andarsene dallo stato, è stata fissata per ottobre una conferenza di conciliazione tra i vertici della società, il procuratore generale della California e rappresentanti della Writers Guild of America. L’idea, in teoria, è quella di raggiungere un compromesso tra le parti coinvolte. Facciamo, però, un passo indietro. Warner Bros. Discovery è stata messa sul mercato più o meno alla fine dell’anno scorso, tra novembre e dicembre. Le motivazioni, come sappiamo, sono molteplici: debiti, bassi risultati, una struttura enorme, che aveva bisogno di un altro tipo di gestione e, di conseguenza, di risorse.

All’inizio si è fatta avanti Netflix e – come ricorderete – sembrava quasi fatta: per giorni interi non si è parlato d’altro; soprattutto non si è parlato che delle conseguenze che avrebbe potuto avere l’acquisizione di un colosso dell’intrattenimento da parte di una piattaforma streaming che, volenti o nolenti, ha sempre messo in secondo piano l’esperienza della sala. L’accordo tra Netflix e Warner Bros. Discovery è stato annunciato il 5 dicembre. Online sono state pubblicate anche alcune foto di Ted Sarandos, co-CEO della società, in visita agli studios della Warner Bros. Flashforward. Alla fine dello scorso febbraio, Paramount Skydance, che si era già fatta più volte avanti durante la trattativa, ha fatto una nuova offerta di circa 110 miliardi di dollari. Netflix ha deciso di non rilanciare, chiudendo di fatto la corsa all’acquisizione di Warner Bros. Discovery.

Gli effetti dell’accordo Warner Bros. Discovery-Paramount Skydance sull’Italia

Per carità: si tratta di un processo lungo, come era già stato annunciato mesi fa. Durante quest’estate, però, ci sono stati alcuni problemi in California, dove un’ordinanza del tribunale ha fermato tutto. Questi ritardi rischiano di costare molti soldi a Paramount Skydance, che ha sottoscritto una clausola specifica proprio per casi simili: serve a tutelare gli azionisti di Warner Bros. Discovery. Se spostiamo per un momento la nostra attenzione sull’Italia, è interessante vedere come un accordo di queste proporzioni possa influenzare l’equilibrio e l’assetto del mercato. Warner Bros. Discovery è, sia dal punto di vista del cinema che della televisione, una delle realtà più importanti e attive della nostra industria. E questo è un fatto. Un fatto, tra l’altro, sostenuto anche dal lancio di HBO Max nei mesi scorsi.

Durante la presentazione dei nuovi palinsesti di Warner Bros. Discovery, è stata ribadita l’intenzione di continuare a crescere e a investire, mantenendo tuttavia un occhio sul futuro: perché è oltremodo certo che, con la chiusura definitiva dell’accordo con Paramount Skydance, le cose cambieranno. E cambieranno soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione, visto che si tratta di riunire due strutture estremamente differenti per dimensioni e obiettivi sotto un unico ombrello. HBO Max, intanto, continua a lanciare originali e nuove produzioni: il 18 settembre toccherà alla miniserie Saman: La verità nascosta, mentre il 2 ottobre sarà la volta di Peccato, la serie mockumentary di/con Emanuela Fanelli presentata in anteprima all’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

La periferia dell’Impero

Sul fronte cinema, è chiaro il tentativo di riallinearsi alle uscite internazionali, seguendo sia gli anniversari più significativi, come quello di Harry Potter e la pietra filosofale, sia le celebrazioni come il Batman Day. Nonostante l’Italia sia il terzo paese per raccolta pubblicitaria all’interno del gruppo Warner Bros. Discovery (così almeno ha detto Massimo Ghedini, Group Vice President AdSales and Sponsorships Southern Europe di WBD, a Italia Oggi), è evidente il peso piuttosto contenuto del nostro mercato all’interno di un’operazione di queste dimensioni. Paramount Skydance ha annunciato una serie di iniziative per il futuro, riportando al centro la distribuzione cinematografica e promettendo un impegno maggiore per il cinema e, più in generale, per l’audiovisivo. Resistono le preoccupazioni di chi vede un accentramento di canali così rilevanti, sia per l’opinione pubblica che per l’informazione, nelle mani di una dirigenza che si è spesso (quasi sempre?) dimostrata conservatrice. Ma anche in questo caso: parliamo di un quadro decisamente più ampio, in cui l’Italia si trova, volenti o nolenti, alla periferia dell’Impero.

La fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance cambierà senza ombra di dubbio l’assetto generale del mercato. Stiamo parlando di un polo che finirebbe per possedere due dei cataloghi più ricchi e importanti (Warner Bros. e Paramount) e due piattaforme streaming (HBO Max e Paramount+), raggiungendo una posizione estremamente consolidata. Se dal punto di vista televisivo questo si può tradurre in un’offerta ancora più sostanziosa (da capire, però, se la dirigenza vorrà continuare a spendere per accordi che – Amadeus docet – non sempre ripagano le aspettative), dal punto di vista cinematografico la situazione non sembra offrire particolari possibilità di crescita e di investimento.

In questo senso, infatti, l’Italia continua a rimanere una terra di conquista, dove distribuire titoli prodotti altrove, sfruttando le ondate di una comunicazione e di un marketing immaginati soprattutto negli Stati Uniti. Forse, ma è un’ipotesi, film pensati per la distribuzione immediata in streaming, com’è successo per l’ultima opera di Carlo Verdone, avranno uno spazio anche in sala, proprio per rispettare le promesse e gli annunci di Paramount Skydance. E forse, con un’unica proprietà, ci saranno offerte più convenienti per gli abbonamenti a Paramount+ e HBO Max. Forse, anzi, ci sarà un’unica piattaforma. Al momento, però, stiamo ancora parlando di supposizioni. Sta per iniziare il secondo tempo dell’acquisizione più importante di questi anni: preparate i popcorn.