Dal Montana al Texas. Niente e tutto è cambiato per Beth Dutton e Rip Wheeler (Kelly Reilly e Cole Hauser). Dutton Ranch (in streaming su Paramount+), spin off di Yellowstone, ricomincia da loro ed è subito evidente che il tocco magico di Taylor Sheridan non ci ha lasciato orfani di una serie difficile da dimenticare, con personaggi talmente vividi da sembrare reali e dialoghi feroci e raffinati. Il cuore pulsante di questa storia affascinate e crudele sono loro: Beth, bella, indomabile e leale. E Rip, l’uomo con cui ne ha passate tante prima di capitolare e Carter (Finn Little, ormai parte della famiglia).

Incomincia con un incendio devastante, che distrugge terra e tenuta. Nessuna lacrima, Beth e Rip sono dei combattenti e si rimboccano le maniche e trovano l’occasione giusta, in Texas, lasciando entrambi il cuore in Montana. Un ranch il cui bestiame è leggendario per la qualità della carne, una sfida impegnativa in cui investono quello che gli è rimasto. Mentre Rip si mette al lavoro, Beth si imbatte subito in Beulah Jackson (Annette Bening, una vera sorpresa), spregiudicata donna d’affari, abituata a fare e disfare leggi in Rio Paloma, con i figli, non esattamente bravi ragazzi.

I Jackson sono i potenti locali, meglio non incontrarli da soli, soprattutto Rob-Will Jackson (Jai Courtney). Carter ha una cotta per la figlia di Rob-Will, Oreana (Natalie Alyn Lind), anche lei una personcina non proprio a modo che lo ha piantato in asso senza motivo. Carter ha 19 anni e non ha esperienza, così Rip cerca di dargli dei consigli. Citando il padre di Beth (Kevin Costner), gli dice che il segreto di una relazione sentimentale è molto semplice: ascoltare sempre. E aggiunge, il primo giorno dici alla ragazza con cui esci che ha ragione, il secondo pure, il terzo ammetti di essere totalmente in torto.

Scommettiamo che le battute “sagge” sono farina del sacco prezioso di Sheridan. Se facciamo attenzione alle parole che si scambiano Rip e Carter o Beth, i comprimari, sono tanto perfette da sembrare naturali. E gli attori, attrici, che crediamo di aver scordato (Annette Bening o Ed Harris) tornano a vivere come se non fossero mai spariti, un altro talento che Sheridan infonde nelle sue opere (da Yellowstone a 1923 a Landman e The Madison).

In questa avventura Sheridan è solo produttore esecutivo; eppure, man mano che gli episodi scorrono e si arricchiscono di suspense e nuove sfumature, pensiamo abbia fatto molto di più.