(Cinematografo/Adnkronos) – "È il mio atto politico". Così all'Adnkronos Alba Rohrwacher parla di 'Un bon petit soldat' di Stephane Brize, presentato in Concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia e prossimamente nelle sale con I Wonder Pictures. L'attrice interpreta Carla Moretti, 43 anni, una dirigente aziendale di grande successo e profondamente dedita al proprio lavoro. Nonostante l’insicurezza che si nasconde dietro il suo aspetto raffinato, è riuscita comunque a costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della sua vita familiare. Assunta di recente come responsabile delle risorse umane di una grande azienda, ha il compito di promuovere il benessere dei dipendenti pur mantenendo gli obiettivi di rendimento imposti dal suo capo. Ma quando Carla scopre un caso di gestione tossica, i compromessi diventano inevitabili, minacciando di spingerla al limite.

Dopo 'La legge del mercato', 'In guerra' e 'Un altro mondo', Brizé prosegue la sua indagine sul conflitto tra individuo e sistema del lavoro. Ma, questa volta assume una dimensione ancora più tagliente: quella di una donna che tenta di sopravvivere dentro un meccanismo costruito dagli uomini, dove la brutalità è norma e la vulnerabilità è colpa. "Per me è molto interessante esaminare la brutalità del sistema rispetto agli individui e, in questo caso, a una donna", spiega Brizé all’Adnkronos. "Questo conflitto assume una connotazione diversa perché la protagonista è all’interno di un sistema costruito dagli uomini, e può fare carriera - come tante donne oggi - solo accettando di abbracciare le regole che sono alla base del sistema brutale". Il regista parla di "un circolo vizioso incredibile" e aggiunge: "Voglio continuare a esplorare il sistema da questo punto di vista, che è quasi grottesco nella sua brutalità: capire come una donna riesce a sopravvivere e a cosa deve rinunciare per restare in quella posizione".

In 'Un bon petit soldat' i personaggi performano senza sosta, schiacciati dalla logica del profitto. Alla domanda se questa logica del 'profitto a tutti i costi', questo performare continuo, appartenga anche all’industria cinematografica, Rohrwacher risponde: "Spero che l’arte abbia delle vie di fuga e delle alternative. È chiaro che esiste un sistema che può spingerti dentro un circolo vizioso, ma credo che gli artisti facciano proprio il contrario: cercano di preservare la loro integrità, la loro visione, la loro umanità, dedicando la loro vita e la loro opera a questo". L’attrice rivendica la funzione salvifica dell’arte: "Ho fiducia nell’arte, nel suo essere salvifica, e nella capacità di contenere messaggi capaci di migliorare il mondo". E sul film aggiunge: "È un film politico, e in qualche modo anche femminista: ci dice che il sistema è malato e che chi prova a preservare la propria integrità finisce per soccombere". Anche realizzarlo "è stato un atto politico, una ricerca legata a un credo condiviso. Quindi ti rispondo: no, io credo che noi conosciamo delle strade alternative", conclude.