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Nel tepore del ballo
“Abbiamo perennemente a che fare con l’amore, più invecchiamo più l'amore diventa un tema fondamentale. Con mia moglie siamo sposati da 60 anni, per lei ho scritto un libro, Rinnamorarsi”. Pupi Avati porta al Bif&st e dal 30 aprile in sala il nuovo film, Nel tepore del ballo, scritto con il figlio Tommaso, prodotto dal fratello Antonio, interpretato da Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile, Manuela Morabito, e con Raoul Bova e con Bruno Vespa e Jerry Calà nel ruolo di sé stessi.
Ritorno del regista bolognese al dramma intimista, inquadra Gianni Riccio (Ghini), celebre conduttore televisivo, allorché viene travolto da uno scandalo finanziario. Tra caduta pubblica e confronto privato con un passato segnato dalla perdita precoce dei genitori (Bova) e dal primo grande amore (Ferrari) sacrificato alla carriera, l’opera mette al centro le grandi scelte della vita, e in particolare la possibilità di rinascita.


Pupi Avati e Antonio Avati
“Arrivando a questa età della vita molto avanzata, e quindi conoscendola sempre meglio, fotografo qui il momento in cui le persone ricorrono a quello strumento di conoscenza misterioso acquattato dentro di sé che è l'amore: misurare le potenzialità dell’amore in ciascuno di noi è qualcosa di struggente”, osserva Avati, e sul filo dei ricordi rileva come “nella potenzialità affettiva assomiglio al ragazzetto che sono stato, anche se il mio corpo non mi accompagnerebbe in quasi niente”.
Venendo alla lettera del film, si compiace che “le persone in un momento di difficoltà ritirino fuori la storia con l’essere umano con cui hanno scambiato effusioni, anche se dura poco è un viaggio struggente”. E sottolinea: “Isabella ha fatto il film senza truccarsi, la ringrazio, le attrici italiane dovrebbero imparare da lei”.
Per la prima volta con Avati, Ghini rileva come Nel tepore del ballo “riflette il momento che stiamo vivendo, la corsa dissennata ad apparire, al successo effimero. Io faccio parte di un altro secolo, ho avuto una formazione teatrale, ho fatto cinema di un certo tipo, oggi il passaggio è repentino e quotidiano, c’è una bolla d'aria artistica di successo, popolarità e denaro, ovvero una fragilità nella costruzione di carriere e vite che un po' mi spaventa”.
Viceversa, Lina Sastri è sempre stata “identificata da Pupi con una forza materna rassicurante, e questa zia non fa eccezione: è l’unico personaggio della storia che non ha caduta e rinascita, è rimasta sempre là, non ha cambiato, rivendica, nemmeno i mobili della stanza”.
Anch’ella al battesimo con Pupi, Isabella Ferrari ha “raccontato smarrimenti, cadute e ritorni, incredibile avere una tale confidenza al primo incontro con Avati. Volevo girare con lui, è un personaggio bellissimo Clara, è la parte più umana del protagonista, è intrisa di una certa malinconia, di un cinema che mi manca”.
Stigmatizzata “la TV pervasiva, che ha modi e maniere per convincerci di tutto”, Avati fa della “verità il cuore pulsante del film”, nega di essersi ispirato al caso Tortora, “non più di tanto”, e loda la prova di Giuliana De Sio, che incarna una show-woman “ispirata al 100% a Barbara D’Urso”.
Infine, all’unisono col fratello produttore Antonio, elogia Nel tepore del ballo, e segnatamente un “cast dove non c'è De Luigi e Favino, oggi quasi impossibile. È un film francescano che più francescano non può essere: essere liberi ha un prezzo altissimo, e oggi è cresciuto”.

