(Cinematografo.it/Adnkronos) – "Oggi abbiamo perso il senso del dialogo e se questo film farà discutere sarà il nostro successo. È quello che vogliamo".

Questa è la speranza di Julia Roberts, protagonista di After the Hunt, il film diretto da Luca Guadagnino e scritto da Nora Garrett, presentato fuori concorso all'82esima Mostra del Cinema di Venezia.

La star di Hollywood, tra le più attese di questa edizione, è stata accolta da un lungo applauso dalla platea (gremitissima). Nel film - che riaccende le luci sul movimento femminista MeToo - interpreta Alma, una stimata professoressa universitaria di filosofia che si trova ad affrontare un trauma e un oscuro segreto del suo passato quando una studentessa modello (Ayo Edebiri, star della serie The Bear) muove delle accuse verso uno dei suoi colleghi (Andrew Garfield).

Julia Roberts ha difeso After the Hunt dopo che le è stato chiesto se il film stesse minando il movimento femminista perché "ripropone vecchie discussioni sul credere alle donne che denunciano accuse di violenza". "Non credo che si tratti solo di riaccendere una polemica sulle donne che si mettono l'una contro l'altra o che non si sostengono a vicenda - dice -. Ci sono molte vecchie polemiche che vengono ravvivate e che stimolano il dibattito".

A chi le chiede se questo film sarà considerato politicamente scorretto e farà scoppiare delle polemiche, Roberts risponde con l'ironia: "Amo le domande leggere di prima mattina presto", dice ridendo.

"Non so se ci saranno polemiche, ma noi vogliamo sfidare le persone a discutere". Nel descrivere After the Hunt (dal 16 ottobre nelle sale italiane con Eagle Pictures), il regista Luca Guadagnino spiega che si tratta di una storia che "guarda le persone nelle loro verità. E non ce n'è una più importante dell'altra, ma mostriamo lo scontro tra le verità e qual è il confine tra queste. Non si tratta di creare un manifesto per riportare in vita valori antiquati".

Foto Karen Di Paola
Foto Karen Di Paola
Venezia 82 - Photocall After the Hunt

Guadagnino non ha usato mezzi termini poi quando gli è stato chiesto perché avesse reso omaggio ad Allen, accusato di violenza sessuale dalla figlia adottiva Dylan Farrow: "La risposta più sbrigativa sarebbe stata: 'Perché no? C'è un canone con cui sono cresciuto, e quando ho iniziato a pensare a questo film con i miei collaboratori, non riuscivamo a smettere di pensare a Crimini e misfatti o Un'altra donna o Hannah e le sue sorelle. C'era un'infrastruttura nella storia che sembrava legata alla grande opera di Woody Allen dal 1985 al 1991", dice il regista, che aggiunge: "Ho giocato con quella grafica e quel font un paio di volte prima di questo, e ho pensato che fosse un interessante accenno al pensiero di un artista che, in un certo senso, ha dovuto affrontare una sorta di problema con il suo essere e a quale sia la nostra responsabilità nel guardare un artista che amiamo come Woody Allen".