(Cinematografo/Adnkronos) – "La mia posizione sul conflitto russo‑ucraino è sempre stata chiara, fin dallo scoppio della guerra nel Donbas, ben prima dell’invasione del 2022. Come ho detto più volte, l'Ucraina è intrappolata in una guerra terribile e sanguinosa, ma sopravviverà e rimarrà forte. Forse riuscirà a tornare alla sua indipendenza e a riscoprire la bellezza del futuro. Mi posso solo augurare il successo dell'Ucraina affinché si possa salvare da questa guerra". Così il regista Ilya Khrzhanovsky, che presenta a Venezia 83 il film 'Dau', ribadisce la sua posizione sul conflitto dopo le polemiche nate all'annuncio della presenza del film in Concorso. A partire dal ministero degli Esteri ucraino che ha contestato la partecipazione del film definendola "preoccupante" in un momento in cui la Russia continua la sua guerra contro l'Ucraina. La risposta della Biennale di Venezia non è tardata ad arrivare: "Dau' è un film di produzione tedesca, con Francia e Svezia come Paesi co-produttori". Inoltre, "il regista ha rinunciato alla cittadinanza russa per quella tedesca, britannica e israeliana". La Biennale ha sottolineato che mai escluderà partecipanti per la provenienza geografica e la nazionalità.

"Ci saranno diverse reazioni al film", dice Khrzhanovsky, "ma quello che posso fare è concentrarmi sul mio progetto affinché possa continuare a esistere nella realtà e in futuro". Il regista non crede che l'arte possa "cambiare il mondo", ma "può trasmetterci sentimenti ed energie in modo tale che possa sopravvivere sia nei momenti positivi che in quelli difficili".

Ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica, 'Dau' segue il percorso di un brillante fisico di origine greca dal 1928 in Unione Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene chiamato al servizio dello Stato per creare una delle armi più letali della storia. In un istituto di ricerca segreto, la vita è regolata dall’ambizione scientifica, dal potere, dalla sorveglianza e dal privilegio. Mentre la sua libertà individuale si riduce, Dau cerca altrove, al di fuori del matrimonio, una forma di liberazione attraverso una serie di relazioni, finendo per smarrire se stesso e la propria capacità di amare. Ritratto intimo di un uomo alla ricerca della felicità e della libertà, e insieme vasto affresco di una società fondata sulla violenza e sull’ideologia, 'Dau' racconta i compromessi che plasmano un’esistenza e finiscono per cambiare il corso della storia.