La storia di Gesù al cinema è sempre stata raccontata con registri diversi. Alcuni film sono capolavori, altri hanno generato scandalo, altri sono kolossal. Ed esistono anche alcune serie televisive. Il regista Giulio Base ha scelto un punto di vista originale: quello di Giuda. Il titolo è Il Vangelo di Giuda, in un lungometraggio che a tratti potremmo definire sperimentale. È stato presentato in anteprima al Festival di Locarno. “Il film nasce dal mio domandarmi quante volte ho sbagliato. Mi sento un cristiano, un uomo imperfetto. Mi interrogo sul libero arbitrio, sul peccato. Sono quindi arrivato al traditore per eccellenza: Giuda. Togliendosi la vita, ha perso la possibilità di essere perdonato”, spiega Base. Il film sarà in sala dal 2 aprile.

Il protagonista non viene mai mostrato in volto. Come mai?

Sono stato molto combattuto, non doveva essere così da subito. La prima sfida è stata linguistica, mi sembrava finto ragionare in italiano. In realtà all’epoca si parlava in aramaico, come vediamo in La passione di Cristo di Mel Gibson. Non volevo procedere per scenette, per dialoghi. Mi sembrava scontato. Volevo un monologo interiore, per entrare nella mente di Giuda. In Empirismo eretico di Pasolini si parla di soggettiva libera indiretta. Così ho scelto di seguire quelle pagine, senza che lo spettatore fosse solo gli occhi di Giuda, ma anche qualcosa in più. Ho rischiato tanto.

La voce fuoricampo è di Giannini. Qual è il vostro rapporto?

Siamo amici, ci vogliamo bene da tanto. Lui si è appassionato subito al progetto. Ma cambia a seconda di chi lo doppia. Stiamo chiudendo con un attore americano, in Francia abbiamo già un accordo. Le battute effettive sono solo sette, in aramaico. Il resto è un flusso. A fare poi la controfigura di Giuda, che non si vede mai, sono io. Un attore non avrebbe mai accettato, perché non parla e sullo schermo non compare. Rapportarsi con uno stunt poi è difficile. Quindi, per semplicità, mi sono prestato.

Nel film lavora con suo figlio, Vittorio Base, che incarna San Giovanni.

L’attore di casa è Valerio, che studia al Centro Sperimentale. Lui mi ha fatto anche da assistente alla regia. Ma quando abbiamo girato, Valerio aveva i provini per la Scuola, a cui si preparava da mesi. Non voleva distrarsi. Così lo ha sostituito Vittorio, ed è stato bello, famigliare. Aveva anche il ruolo di aiutarmi con tutte le star del film, da Rupert Everett a Paz Vega.

Lei è laureato in teologia. Quanto ha inciso?

Gli studi aiutano. Sono stati una specie di prosecuzione della mia ricerca di umanesimo. Più approfondivo la teologia e più la figura di Giuda mi cresceva dentro. Poi c’è stata una grande ricerca bibliografica, che ho voluto inserire nei titoli di coda. Durante il lockdown mi sono compenetrato completamente con Giuda, leggendo tutto quello che è stato scritto. Poi nel film ovviamente ci sono elementi di fantasia. Ho letto che il preside dell’Augustinianum, quando lei era studente, era Papa Leone XIV. È vero. Ci siamo incrociati nei corridoi. Poche settimane fa c’è stato un incontro col Papa organizzato da Don Davide Milani, e gliel’ho ricordato. Lui mi ha sorriso. Sulla mia laurea c’è la sua firma.