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La Palma d'Oro del Festival di Cannes - @ FDC
Quasi sicuramente sarà una prima volta. Appare oggettivamente difficile che Hirokazu Kore'eda con Sheep in the Box possa bissare la Palma d'Oro vinta nel 2018 (Un affare di famiglia), ma parliamo di un autore che ogni volta difficilmente resta fuori dal palmares di Cannes.
Più possibilità potrebbe avere l'altro iridato Cristian Mungiu (che vinse nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni), anche lui pluripremiato da queste parti ma rimasto a bocca asciutta l'ultima volta con Animali selvatici: non ci stupirebbe se il suo Fjord raccogliesse qualche riconoscimento.


Fjord
In attesa degli ultimi due film che quest'oggi chiuderanno il Concorso - il francese Histoires de la nuit e il tedesco Das geträumte Abenteuer - il cerchio sui possibili vincitori si va restringendo.
Nel novero dei palmabili troviamo tutti autori che attendono il trionfo definitivo sulla Croisette, dopo aver già presenziato negli anni passati tanto in concorso quanto nel palmares: l'unico tra questi che potrebbe ambire al premio più grosso al primo colpo è lo spagnolo Rodrigo Sorogoyen con El ser querido, prima volta per lui in gara, anche se attualmente è più probabile che l'onore spetterà al suo protagonista, Javier Bardem, premiato per l'interpretazione maschile.
Uno che aspetta la Palma d'Oro da una vita è Pedro Almodóvar, che due anni fa ha gustato l'onore del Leone d'oro a Venezia (con La stanza accanto) e che stavolta - partendo in sordina - spera nel trionfo cannense con Amarga Navidad: è il film "più bello" del concorso? Quasi sicuramente no, ma qualcuno nel caso avrebbe da ridire? Stessa cosa, quasi sicuramente no.
Ci sono poi in pole position Fatherland di Pawel Pawlikowski (che nel 2018 si dovette "accontentare" del premio alla migliore regia con Cold War), male che vada è comunque già pronta l'attrice Sandra Hüller a farne le veci con il premio alla migliore interpretazione femminile, e il giapponese Ryūsuke Hamaguchi con il fluviale All of Sudden: nel 2021 con Drive My Car portò a casa il premio per la migliore sceneggiatura. Anche qui, dovesse rimanere a mani vuote il regista, ci sono sempre le attrici (Virginie Efira e Tao Okamoto) pronte a salire sul palco.


Fatherland (2026)
Ulteriore film che non può essere ignorato è Minotaur del russo Andrey Zvyagintsev, altro regista praticamente sempre premiato a Cannes (miglior attore per The Banishment, sceneggiatura per Leviathan, premio della Giuria per Loveless). Per quanto possa valere è dopo Fatherland (3.3) il film meglio posizionato nei giudizi della critica internazionale raccolti nella griglia di ScreenDaily, con 3.2 di media.
Attenzione poi al più giovane della combriccola, il belga Lukas Dhont (classe 1991), che con i due film precedenti, Girl e Close, non è mai andato via a mani vuote: Camera d'or per il miglior esordio nel 2018 (il film era in Un Certain Regard), Grand Prix nel 2022. Il suo Coward vale la Palma? Forse no, ma è altrettanto difficile ipotizzare l'assenza dal palmares per lui.
Questo il quadro più probabile, ma quasi sicuramente non mancheranno "sorprese" dettate dall'emotività: vedi il caso de La bola negra degli spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi, film che detiene attualmente il record del fantomatico applausometro registrato in Lumière, "20 minuti di applausi".
Chissà se qualcuno riuscirà mai a eguagliare o battere i 92 minuti raccolti da Fantozzi contro il famigerato Guidobaldo Maria Riccardelli…


Potrebbe raccogliere qualcosa anche Notre salut di Emmanuel Marre, anche lui per la prima volta in gara con l'opera seconda dopo il passaggio alla Semaine con Generazione Low Cost. E molta curiosità resta intorno all’esplosivo Hope del sudcoreano Na Hong-jin: chissà se la buona stella del connazionale presidente di giuria Park Chan-wook potrà influire...
Ci stiamo dimenticando qualcosa? Sì, i film diretti dalle registe, cinque sui ventidue totali del concorso: che Garance di Jeanne Herry, Gentle Monster di Marie Kreutzer, Das geträumte Abenteuer di Valeska Grisebach, Histoires de la nuit di Léa Mysius o La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet possano ambire alla Palma appare improbabile (l’ultimo trionfo femminile rimane è quello di Justine Triet con Anatomia di una caduta, 2023). Possibile resteranno tutte fuori dal palmares? L’ultima volta che è accaduto era il 2015, quando a vincere la Palma d’Oro fu Jacques Audiard con Dheepan: presidenti di giuria i fratelli Coen.



