Yesterday the Eye Didn't Sleep, esordio del regista palestinese Rakan Mayasi, in cartellone a Un Certain Regard: non è da tenere d’occhio, di più. Valle della Bekaa, Libano, beduini, ovvero “abitanti del deserto”, struttura tribale, declinazione assoluta al maschile, sì, patriarcato. Eppure, l’autodeterminazione femminile si fa spazio, prende il campo e, attenzione, senza suonare posticcia, incongrua, imperativa.

Applausi pieni alla Salle Debussy, sin d’ora le stimmate del piccolo grande film da award season e, perché no, dai potenziali arthouse non peregrini, il film dedica pari dignità all’osservazionale e all’inventivo, sparigliando assunti e immagini, con una intelligenza cinematografica memore di tanti film iraniani – sì, anche Kiarostami – e scevra, nella disamina del patriarcato e delle ricadute sui personaggi, di sicumera ideologica. Ah, il nostro caro vecchio Neorealismo è della partita, sarà che gli attori sono non professionisti – e non sarà che la sceneggiatura non è canonicamente intesa, ovvero predeterminata.

Si parte a fuoco, letteralmente, con un camion in fiamme: a chi si deve l’atto vandalico, financo ritorsione? Una donna, giovane, è scomparsa, che sia stata lei ad appiccarlo, e perché? Il cugino Yasser (Yasser Al Mawla) è sulle sue tracce, ne va dell’onore della famiglia. Sennonché durante queste ricerche investe un uomo, appartenente a un’altra tribù beduina: pagare, in una società tradizionalmente e rigidamente patriarcale, toccherà alle sue sorelle, Rim (Rim Al Mawla) e Jawaher (Jawaher Al Mawla), di cui veniamo a conoscere l’impiego – la prima è infermiera – e gli interessi amorosi.

Senza indugiare nell’antropologia visuale, ai nostri occhi, nello spiegone esotico e compiaciuto, Mayasi procede cauto e tensivo, prospettando perdono e castigo, ovvero la riduzione di Rim e Jawaher a offerte nuziali inviate allo sceicco competente – il quale, peraltro, non è il cattivo che si direbbe.

Lunghe inquadrature, campi ancor più lunghi, fascinosa perizia nella composizione del quadro – abbiamo scoperto dopo averne goduto in sala che il Nostra ha studiato proprio con Kiarostami, e Béla Tarr – e che non ha nessuna fretta di soddisfare la nostra ansia narrativa né teme l’horror vacui. Lento, parco e inesorabile.

Può molto e, essendo un esordiente, è moltissimo: la sequenza ritmata e cantata del matrimonio è energia pura, elevazione a potenza delle immagini con la musica, ovverossia il montaggio. Uno squarcio nella brachicardia drammaturgia, che lascia il segno, e mostra un altrove poetico stilistico – se solo volesse, Mayasi.

Tendendosi il finale aperto o, meglio, a scomparsa, Yesterday the Eye Didn't Sleep non sgombra il campo dalla realtà, ma dall’acre pessimismo, questo sì: Mayasi ha preso dalla storia della nonna, costretta a un matrimonio combinato a quattordici anni, e ha dato al cinema.

Non tutto è perfetto, molto è prezioso: è Ieri, ma sa di futuro.