(Cinematografo/Adnkronos) - "In 'À pied d'œuvre' racconto la storia di un uomo libero che decide consapevolmente di non corrispondere alle attese che la società ha su di lui. È un personaggio che si trova in un certo posto perché lo ha scelto decidendo di avere una vita che corrisponde alla sua verità". Con queste parole la regista Valérie Donzelli ha svelato le riflessioni dietro il suo film, presentato in concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès, racconta la storia vera di un fotografo di successo che rinuncia a tutto per dedicarsi alla scrittura, e scopre la povertà. Questo racconto radicale, che unisce chiarezza e autoironia, ritrae il viaggio di un uomo disposto a pagare il prezzo più alto per la propria libertà. Tuttavia, la storia diventa anche una lente per osservare il presente e una critica al mondo del lavoro odierno: "Oggi assistiamo ad una nuova forma di lavoro gestita da algoritmi. Non c'è più uno sfruttatore e uno sfruttato che può protestare insieme ad altri o rivolgersi ad un sindacato. Questo nuovo sistema non consente il minimo briciolo di umanità e solidarietà e le persone sono inevitabilmente sole".

Infine, una nota sulla scelta del suo attore protagonista, Bastien Bouillon: "Conosco Bastien da 15 anni. All'inizio pensato fosse troppo giovane, in quanto nel libro il protagonista era sulla cinquantina. In realtà, riflettendoci, ho capito che la sua età rafforza il lato politico della sua decisione".