C’è un grande rischio che corrono i registi europei – o comunque occidentali – che decidono di calarsi nel ventre di un mondo lontano, alla periferia dell’impero. È l’esotismo del degrado, una deriva che spesso tocca coloro che osservano le cose dall’alto, senza istruire una dialettica reale con il paesaggio e i suoi abitanti e incapace di restituire immagini che definiscano il conflitto anziché la cartolina.

Per fortuna, l’olandese Morgan Knibbe evita di mettersi al di sopra dei suoi personaggi, anzi: non si tira indietro e non edulcora, sceglie la sgradevolezza non come azione sensazionalista ma quale strumento di comprensione del testo, costruisce un asse verso l’altrove anche per indicare una possibile via di fuga da una realtà miserabile.

The Garden of Earthly Delights
The Garden of Earthly Delights

The Garden of Earthly Delights

Il titolo non lascia scampo perché The Garden of Earthly Delights cita esplicitamente il capolavoro di Hieronymus Bosch, illustre connazionale del regista: del Trittico del Giardino delle delizie mutua il desiderio di complessità, la stratificazione simbolica, l’esplosione visiva ma, anziché descrivere la storia dell’umanità attraverso la dottrina cristiana medievale, è come se si concentrasse sul pannello più cupo e drammatico, una visione dell’Inferno che rappresenta i tormenti della dannazione.

Le tenebre terrestri di Knibbe sono nelle baraccopoli di Manila, dove un undicenne lotta per sopravvivere, sogna di diventare un gangster e, insieme al migliore amico, assume droghe psichedeliche per evadere dalla vita quotidiana, mentre la sorella adolescente si prostituisce (sì, c’è una scena molto forte, dove il voyeurismo pornografico cede il passo a una compassione priva di qualunque malizia). In parallelo, seguiamo un turista olandese, arrivato a Manila con l’obiettivo di festeggiare il Natale con la fidanzata filippina conosciuta online: quando capisce di essere stato truffato, scende negli abissi del quartiere a luci rosse della città e incontra i due fratelli.

Il giardino delle delizie terrestri è un viaggio nelle tentazioni più oscene, nello squallore disgraziato, nel naufragio dell’umanità. Dalla parte degli umiliati e offesi dal capitalismo, dal globalismo e dal colonialismo (anche dell’immaginario, conseguente a quello territoriale), Knibbe inquadra l’abbruttimento dell’infanzia, la mercificazione dei corpi, lo sfruttamento del sesso, l’annichilimento della crescita, l’inaccettabilità dei divari economici.

The Garden of Earthly Delights
The Garden of Earthly Delights

The Garden of Earthly Delights

Con l’Europa a processo per l’ipocrisia del suo senso di colpa, la connivenza nel mantenere lo status quo del degrado, la consuetudine a un turismo sessuale che è la metafora perfetta di un continente in ritardo nel fare i conti con l’incapacità di comprendere l’altro e la semplificazione nell’esportazione di una presunta civiltà.

Come tutti i film sul sesso, The Garden of Earthly Delights è un film politico, audace fino all’indecenza, morale ma non moralista. Con la dannata consapevolezza che la speranza è l’ultima a morire ma la prima a non nascere: i fiori che sbocciano nelle visioni psichedeliche, i fuochi che esplodono nei cieli senza sole, i colori che rifulgono nell’orrore. Miglior film a Torino 43.