Grosso modo vent’anni fa, era il 2007, Frank Oz dirigeva Funeral Party, da una sceneggiatura di Dean Craig, film che dovrebbe essere ancora disponibile su Prime Video. Il titolo originale era Death at Funeral, va dato atto alla distribuzione italiana, la defunta Mikado, che forse da noi era più comprensibile la “traduzione” adottata. Nel 2010 arrivò il remake americano (Il funerale è servito) con Chris Rock e Martin Lawrence.

Ora, con il tempismo che spesso ci contraddistingue, Massimiliano Bruno ed Edoardo Falcone adattano nuovamente quella sceneggiatura per Un tranquillo funerale di famiglia, diretto dallo stesso Bruno e interpretato da una vagonata d’attori, da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti (i figli del defunto) a Stefano Fresi e Beatrice Arnera, da Dino Abbrescia e Giulia Vecchio a Edoardo Ferrario e Carlo Amleto, da Alessandro Mauthe e Giovanni Iovino, da Carlo Buccirosso a Stefania Sandrelli (l’inconsolabile vedova), fino a Diego Abatantuono, che interpreta lo zio invalido e senza peli sulla lingua.

Nel giorno del funerale del patriarca della famiglia Mancuso, i due figli Daria e Riccardo si ritrovano a fare i conti con rancori mai sopiti e segreti inconfessati. Quella che dovrebbe essere una solenne cerimonia di commiato si trasforma presto in un imprevedibile susseguirsi di rivelazioni inattese ed equivoci grotteschi, destinati a far emergere tutte le fragilità e le contraddizioni di una famiglia tutt'altro che perfetta.

Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti in Un tranquillo funerale di famiglia
Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti in Un tranquillo funerale di famiglia

Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti in Un tranquillo funerale di famiglia

Più calcomania che remake – dal morto sbagliato al nano ricattatore, passando per la nuova fidanzata di un nipote (sì ok c’è un inversione di genere rispetto all’originale) stordita da un mix di allucinogeni che in realtà dovevano essere tranquillanti – tutto il campionario del film originale è ripassato in rassegna, con la variante geografica che dalle campagne inglesi ci porta a quelle ciociare.

I protagonisti di allora erano i fratelli Matthew Macfadyen e Rupert Graves, qui la Pandolfi veste i panni della sorella offuscata dal “genio” del fratello regista (lì era scrittore) che però non si è mai preso cura degli anziani genitori: la sostanza non cambia, come detto si cerca di “aggiornare” la questione ai tempi che corrono (vedi la figura del prete influencer…) mantenendo comunque la cifra della comicità degli equivoci e di grana grossa.

Qualche risata qua e là arriva pure, ma è un’idea (copiata) di cinema forse fuori tempo massimo. Con tanto di canzone corale sui titoli di coda (tipo We Are the World…) guidata da Malika Ayane. Boh.

In Grand Public per chiudere la Festa di Roma, dal 29 ottobre in sala con 01 distribution.