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Leonardo Lidi in Serpenti - Foto Paolo Modugno
“Ma lei che pensava scusi, pensava che veniva qua, me diceva che aveva ammazzato sua moglie e io prendevo un elicottero e la mannavo ad Alcatraz?”.
Magari l’elicottero no, ma Paolo Marra (Leonardo Lidi) si aspetta quantomeno di finire in stato di fermo quando, divorato dal senso di colpa per aver ucciso sua moglie, apparentemente senza motivo, decide di andare a costituirsi.
E invece, dal poliziotto incaricato di raccogliere la sua deposizione (Alessandro Borghi), all’avvocato d’ufficio assegnatogli (Pietro Castellitto), finendo con una misteriosa cartomante (Valeria Golino), nessuno sembra prendere davvero sul serio la drammatica confessione dell’uomo, né tantomeno la sua intenzione di redimersi.
Dopo Cuori puri e Princess, Roberto De Paolis Maino realizza Serpenti (nella sezione Spotlight di Venezia 83, poi in sala dal 10 settembre con Be Water Film in collaborazione con Europictures): il regista, che firma la sceneggiatura insieme ai fratelli D’Innocenzo, cita in esergo la celebre massima di Ennio Flaiano (“La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”) e apre il film con un lento zoom-in all’interno dell’appartamento del protagonista, cogliendolo lì, in quella sala, verosimilmente subito dopo aver ucciso la moglie, pronto a sfondare la quarta parete e ad ammettere la propria colpa.


Roberto De Paolis Maino sul set di Serpenti - Foto Paolo Modugno
Abbandonando l’immediatezza di quel realismo di periferia che aveva caratterizzato i due lavori precedenti, De Paolis Maino adotta uno stile più straniante e dilatato, parte dalla violenza di genere, dal femminicidio (che rimane comunque sempre fuoricampo) per imbastire poi questa sorta di teatrino claustrofobico e kafkiano, ai limiti del tragicomico, in cui le sfumature del grottesco finiscono per soffocare la gravitas di quest’uomo, deciso a fare la cosa giusta dopo averne commessa una disumana.
D’altronde “il senso di colpa è un marchingegno inventato dagli uomini per creare una società solida”, gli ricorda lo zelante avvocato, filosofo da bar e gratta & vinci addicted, già proiettato sull’innocenza piena del suo assistito. Che rimane costantemente appeso in questo limbo lungo una giornata, con il commissariato che diventa una sorta di plastico in scala della nostra società.
Dove può capitare di dover attendere le “prove” per arrestare un reo confesso di omicidio. E per finire in cella, per assurdo, si fa prima a viaggiare senza biglietto su un mezzo pubblico...



