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Rosa Elettrica
Un po’ troppo generalista per i canali Sky, la nuova serie tratta dal romanzo di Giampaolo Simi non centra tutti i punti, però incuriosisce. Con la società che cambia, le storie che la raccontano si sono fatte sempre più piene di chiaroscuri. Il confine tra eroe e villain sempre più labile e confuso. Ne sono un esempio i protagonisti di Rosa Elettrica, la nuova serie Sky Original interpretati da Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli (che è riuscito proprio ad “immergersi” nel ruolo), liberamente ispirata al romanzo di Giampaolo Simi, scritta da Giordana Mari e diretta da Davide Marengo.
Due giovani “eroi” per caso alle prese con una cospirazione molto più grande di loro, dalla parte opposta della Legge. Ma ne siamo davvero sicuri? Rosa Valera è un’agente sotto copertura, da poco trasferita al Nucleo Protezione Testimoni. Deve dimostrare a tutti, soprattutto alla vicequestore Antonella Reja (è sempre un piacere ritrovare Elena Lietti) di meritarsi e riuscire a gestire il primo incarico.


Rosa Elettrica
(Virginia Bettoja)Sulla carta è troppo per lei, che ha spesso sbagliato le simulazioni: deve fare “da babysitter” a Cocìss, un baby boss della Camorra pentito e pronto a collaborare dopo essere finito nel mirino del clan rivale. Lui è impulsivo ed imprevedibile, lei deve riuscire a fidarsi del proprio istinto. Potranno imparare molto l’uno dall’altra nel folle e rocambolesco viaggio che li aspetta. Ma soprattutto capire meglio il mondo che li circonda e i loro presunti affetti. Sono soli contro tutti e possono contare solo l’uno sull’altra, in un microcosmo in cui si può fidarsi davvero di nessuno. Rischiano entrambi la “carriera”, oltre alla vita.
Il lavoro più interessante della serie – con cui Sky dopo Ligas continua una nuova identità più generalista, qui forse peccando però di semplicità – è quello fatto sulle location, essendo un prodotto in continuo movimento: dai vicoli di Napoli ai canali di Comacchio, dai castelli di Merano alle dighe in Val d'Ultimo fino alla discoteca cuore della storia.
Un prodotto on the road, che non viaggia così veloce come vorrebbe e come promette. L’altro elemento che salta all’occhio è il fatto che la protagonista dialoghi continuamente con la se stessa bambina, in una sorta di auto-riflessione ad occhi aperti. Una bambina che la giudica e la critica per le scelte che ha fatto crescendo. Sembrano aspettarsi tutti molto di più da Rosa, tanto da farla dubitare del proprio fiuto investigativo. Eccessiva paranoia o improvvisa lucidità.
