Pinocchio

Il burattino animato di D'Alò recupera la tradizione: dialoghi fedeli al libro e musica (di Dalla) in primo piano, alle Giornate

30 Agosto 2012
3/5
Pinocchio
Pinocchio

La storia di Pinocchio la conoscono tutti. E la fedeltà al burattino di Collodi si vede e si sente nel film di d’Alo (apertura delle Giornate degli Autori). A proposito di “sentire”, la colonna sonora ha più di un motivo d’interesse, essendo l’ultimo lavoro di Lucio Dalla (al quale non manca l’epitaffio ai titoli di coda) che doppia pure il pescatore verde, mentre Rocco Papaleo dà voce a Mangiafuoco e Paolo Ruffini a Lucignolo. Sul sonoro c’è anche firma di Enzo d’Alò, che prima che regista è stato musicista, e da sempre lo score dei suoi lavori si affida ai grandi nomi: Paolo Conte per La freccia azzurra, Gianna Nannini per Momo alla conquista del tempo e David Rhodes (chitarrista di Peter Gabriel) per La gabbianella e il gatto. Pinocchio: ottantaquattro minuti di musica e colori magicamente fusi, una Fantasia all’italiana dove note e cromatismi – veri protagonisti dell’operazione – lasciano al Gatto e la Volpe (e a trutti gli altri) il ruolo di burattini.
Andamento ipercinetico, ritmo serrato e un risultato poco adatto ai bambini. Non è un problema di violenza o di brutte parole: la presenza di un adulto al fianco del bambino serve semmai a spiegare allegorie e metafore.
Il film ha il passo sincopato e lo stile sincretico del videoclip: intenso. È un’opera da meditare, dove le domande galleggiano sui titoli di coda, come il legno sull’acqua. E Pinocchio non affonda.

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