È morto Carlo Petrini. Gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto, era il fondatore di Slow Food, di cui è stato presidente dal 1989 al 2022. Aveva 76 anni. Carlo Petrini, Carlin per tutti, era nato nel 1949 nella città di Bra, dov’è deceduto nella giornata di ieri. Intellettuale visionario e attivista di livello internazionale, ha legato il suo nome anche al cinema, in particolare alla Berlinale, che nel 2015, durante la 65a edizione del festival, gli ha conferito la Berlinale Kamera insieme a Alice Waters, vicepresidente di Slow Food.

La Berlinale Kamera è uno dei riconoscimenti speciali del festival, assegnato a personalità e istituzioni che nel corso degli anni hanno dato un importante contributo alla kermesse (tra i premiati, dal 1986 a oggi, ci sono Clint Eastwood, Meryl Streep, Francis Ford Coppola). Nel 2015, fu la volta di Petrini e Waters, che nel 2007 contribuirono alla nascita di Culinary Cinema, la sezione del festival dedicata al legame tra cibo e cinema: secondo il direttore Dieter Kosslick, “hanno offerto non solo nuove idee ma anche ispirato eventi sul tema in molti altri paesi”. Il festival riconobbe l’influenza di Slow Food nella capacità di plasmare il nostro modo di concepire e vedere il cibo: “Il concetto di ‘food for thought’ (cibo da pensare) – disse Kosslick – è nato da Carlo Petrini e Alice Waters, e questo è il motivo per cui per la prima volta nella storia della Berlinale, diamo la Berlinale Camera non a due produttori cinematografici, ma a due persone molto speciali che ci sono vicine. Sono molte le contraddizioni all’interno del sistema alimentare, e Slow Food può aiutarci ad affrontarle”.

Nel ricevere il premio, Petrini commentò che l’anniversario del Culinary Cinema segnava “uno sviluppo molto importante”, poiché, dieci anni prima, “la concezione della gastronomia era limitata a ricette e ristoranti”: “Finalmente, una nuova idea di gastronomia sta diventando sempre più popolare, permettendole di essere affrontata come merita, vale a dire come una scienza olistica che coinvolge antropologia, geografia, economia locale, l’intero processo di produzione e le persone che coltivano o cucinano un prodotto o un piatto. La gastronomia è una scienza complessa che merita di essere considerata con grande attenzione e da diverse angolazioni”.

Nel 2009, l’attività di Slow Food fu raccontata da Terra madre, un documentario di Ermanno Olmi presentato proprio alla Berlinale: nel 2006, Petrini invitò il grande cineasta a far conoscere gli esempi positivi posti in essere da alcune comunità agricole in varie parti del mondo e dai presìdi Slow Food perché la terra non sia depredata e distrutta dalla chimica. Olmi iniziò le riprese in occasione del Forum mondiale dei contadini tenuto a Torino e organizzò il lavoro di alcuni collaboratori al seguito dei contadini che avevano partecipato all’incontro. Lo scopo non era quello di far vedere un mondo in via di estinzione quanto piuttosto mostrare la poesia e le suggestioni che scaturiscono dal lavoro e dalle vite di quanti ancora rispettano la terra.

Del 2013, invece, il documentario Slow Food Story di Stefano Sardo, racconto della rivoluzione culturale guidata da Petrini, nata come azione di un gruppo di amici di provincia e diventata movimento internazionale. Inoltre, Slow Food valorizza il cinema come luogo di aggregazione culturale e sociale, per far germinare i semi di una cultura ambientale, soprattutto attraverso CINE - Cinema communities for Innovation, Networks and Environment, il progetto per rilanciare il ruolo delle sale all’interno delle comunità locali, promuovendo film che coniugano il rigore della divulgazione scientifica e la qualità cinematografica.