Una saga familiare che abbraccia mezzo secolo, incentrata su tre generazioni di donne – Clara, Blanca e Alba – in un Paese sudamericano conservatore segnato dalla lotta di classe, dai disordini politici e dalla magia. Impossibile non riconoscere immediatamente la trama dell’acclamato romanzo di Isabel Allende, La casa degli spiriti, ora adattato in serie tv. Raccontata attraverso la prospettiva di Alba nel Cile degli anni '70, la vicenda si muove tra passato e presente mentre lei sfoglia i diari di vita di sua nonna Clara per dare un senso alla storia della sua famiglia e all'anima frammentata del suo Paese.

Attraverso i ricordi di Clara, ripercorriamo l'ascesa dei Trueba parallelamente al violento radicamento delle gerarchie sociali, mentre amore, potere e ideologia si scontrano in una hacienda rurale e nelle sale dorate della casa nella capitale. Di generazione in generazione, le donne della famiglia resistono all’oppressione attraverso la compassione, l’amore proibito e la presa di coscienza politica, finché le vite private e la storia nazionale diventano inseparabili e la memoria stessa emerge come l’atto di sopravvivenza più radicale.

Il romanzo del 1982 di Isabel Allende, La casa degli spiriti, considerato un capolavoro della letteratura, è stato adattato in molteplici forme, dal teatro al cinema, fino al balletto. Mancava però una trasposizione seriale, probabilmente il formato più adatto a restituire l’ampiezza e la complessità della saga familiare. Presentata come la produzione latino-americana più ambiziosa mai realizzata da Prime Video, la serie segna il primo adattamento in lingua spagnola del romanzo.

La casa degli spiriti
La casa degli spiriti

La casa degli spiriti

La casa degli spiriti è prodotta da FilmNation Entertainment, pluripremiata agli Oscar per titoli come Anora e Conclave, con il supporto di Fabula,casadi produzione cilena fondata dai fratelliJuan de Dios Larraíne dal regista Pablo Larraín. La stessa Isabel Allende figura tra i produttori esecutivi accanto a Eva Longoria e Courtney Saladino, mentre la guida creativa è affidata al trio di showrunner composto da Francisca Alegría, Andrés Wood e Fernanda Urrejola. La serie vede protagonista Alfonso Herrera(Rebel Moon)nei panni di Esteban Trueba, insieme a Nicole Wallace (È colpa nostra?) e Dolores Fonzi (Belén) che interpretano Clara del Valle in diverse fasi della sua vita.

A tenere insieme le fila della narrazione, è Alba, interpretata da Rochi Hernández, che attraverso i quaderni della nonna ricostruisce cinquant’anni di vicende familiari e trasformazioni sociali. Il fil rouge è la resilienza femminile che attraversa le generazioni: donne animate da uno spirito ribelle e dal coraggio di sfidare le convenzioni di un Cile patriarcale e conservatore, avanzando passo dopo passo verso l’emancipazione. Se la piccola Clara infrange le consuetudini insinuandosi in un funerale, all’epoca riservato solo agli uomini, Blanca vive un amore clandestino con il figlio di un mezzadro della tenuta, Alba prende parte alla rivoluzione cilena degli anni ’70, opponendosi in primis al nonno, senatore conservatore.

Le loro storie personali diventano allora il riflesso delle tensioni e dei cambiamenti di un intero Paese, intrecciando indissolubilmente dimensione privata e storia collettiva. I creatori della serie riescono quindi ad offrire un ampio affresco della società cilena dagli anni ’30 agli anni ’70 attraverso un’accurata ricostruzione storica e una costante ricerca di autenticità, lasciando emergere l’atmosfera cilena che, invece, si perde in molti adattamenti.

La casa degli spiriti
La casa degli spiriti

La casa degli spiriti

Più complessa, invece, è la traduzione in immagini del realismo magico di Isabel Allende: portare sullo schermo l’irruzione del soprannaturale nella quotidianità come se fosse del tutto naturale, senza scivolare nel grottesco o nell’eccesso, si rivela una sfida solo parzialmente vinta. Vediamo Clara, la chiaroveggente, predire disgrazie, conversare con gli spiriti, muovere gli oggetti con la mente, vediamo i riflessi verdastri dei capelli di Rosa del Valle, sentiamo il profumo di rose che accompagna la sua morte, camminiamo con Esteban Trueba in una distesa di fiori rosa nel cuore del deserto. E ci ricordiamo della vera magia, la scrittura di Isabel Allende. Quel che, invece, i creatori riescono a restituire con maggiore efficacia è la percezione del tempo: ciclico, sospeso, attraversato da memorie e visioni che irrompono nel reale e dilatano il presente.

Ricordi, premonizioni e spiriti esistono nel qui e ora, perché in fondo, il tempo, come ricordano le sorelle Mora, è una finzione. La memoria allora diventa uno spazio di guarigione: uno specchio in cui riconoscersi per poter immaginare il futuro, ma anche una lente attraverso cui interpretare il presente. Le donne della famiglia Trueba conoscono la persistenza della memoria. Così Alba ha bisogno di leggere i diari della nonna Clara per poter scrivere la sua storia, che è in parte anche quella delle donne venute prima di lei. La storia familiare si ripete, i destini sembrano già scritti. Sulle note della cantautrice cilena Mon Laferte, che dà voce ad amore e odio, malinconia e passione, segreti e rancori, arriviamo all’ottavo episodio riflettendo sull’eterno dilemma: il destino è davvero già scritto prima della nascita, come credeva Clara?