Agosto 1942, governo di Vichy. Gilbert Lesage (Antoine Reinartz), un giovane funzionario del Servizio Sociale per gli Stranieri, presiede la commissione che deve decidere quali ebrei possono essere rilasciati dal campo di Vénissieux. Nel novero, padre Alexandre Glasberg (Daniel Auteuil), fondatore a Lione dell’associazione L'Amitié chrétienne, si adopera per salvarne quanti più possibile dalla deportazione. Il tempo stringe, la burocrazia di Vichy è un cappio, le reti di mutuo soccorso sapranno sfidare l’apparato statale e guadagnare un futuro a tanti ebrei, bambini e non?

In cartellone a Cannes Première, è La troisième nuit di Daniel Auteuil, e passa nella stessa giornata di Moulin di László Nemes, dedicato all’eponimo martire della Resistenza francese: ecco, la collocazione di Auteuil è perfetta, quella di Nemes indebita, ché tra i due si fa apprezzare sicuramente di più il primo, che mantiene ciò che promette e, senza esagerare, sa emozionare, se non commuovere – virtù estranee a Moulin.

Riflettendo sulla propria Storia, segnatamente sulla Resistenza dichiarata o solo agita, la Francia si suona la sveglia nell’anno pre-elettorale, e Auteuil – senza svelare troppo – torna al salvataggio di centootto bambini ebrei, catalizzato proprio dal personaggio che si ritaglia, ebreo con la tonaca e strenuo difensore dell’umanità. È un period drama, ma lo spirito è del tempo, di questo nostro: “Questo non è un film in costume. È un film contemporaneo che si serve di un momento storico per raccontare l’oggi”, assevera il settantaseienne regista, alla sua sesta prova.

Da consumato attore, dirige bene i colleghi, oltre a Reinartz da citare almeno Grégory Gadebois e Luàna Bajrami, e con un’indole popolare, un’attitudine di-mostrativa, uno svolgimento non troppo didascalico e – la fotografia di Jean-François Hensgens non è di servizio – giammai sciatto butta la camera, ovverossia il cuore, oltre l’ostacolo, dando alla ricostruzione carattere esemplare, voltaggio edificante e, appunto, assonanza con il presente.

Certo, la Shoah ha avuto manifestazioni cinematografiche più risolutive e commendevoli, ma davvero Auteuil ha il merito di non fare quello che non sa, e se la drammaturgia, ancor più della forma, lascia spifferi per la fiction, alcuni snodi di sceneggiatura vorrebbero olio di gomito, e non solo, e pur piovendo a dirotto non si vede lo straccio di un ombrello, e va be’ che è una tragedia però infastidisce.

Ecco, tutto rendicontato, e debitamente ricollocato per simmetrie, da Schindler a Perlasca e compagnia Giusta, La troisième nuit si fa vedere, eccome.