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Il cinema ha sempre avuto un rapporto speciale con la fotografia e con chi sceglie di guardare il mondo attraverso un obiettivo. Che si tratti di thriller sul potere dell'immagine e sul voyeurismo come La finestra sul cortile e Blow-Up, o di documentari sulla memoria visiva come Il sale della terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, la macchina fotografica sul grande schermo è molto più di un semplice oggetto di scena. È uno strumento per cercare la verità e sfidare il tempo. Questa relazione si fa ancora più intensa quando il cinema sceglie di raccontare le storie vere di chi ha rischiato la vita al fronte, come nei biopic dedicati alle pioniere dello scatto (il recente Lee con Kate Winslet nei panni di Lee Miller) o nelle drammatiche testimonianze di guerra vissute in prima persona (A Private War su Marie Colvin e Paul Conroy, The Bang Bang Club sui reporter dell'apartheid o Salvador di Oliver Stone). Con La ragazza con la Leica, apertura della sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alina Marazzi si inserisce in questa tradizione, con il ritratto di Gerda Taro, la prima fotoreporter a morire sul campo di battaglia.
Tratto dall’omonimo romanzo Premio Strega di Helena Janeczek, il film sceglie un momento preciso per far partire il racconto: il 14 luglio 1937, a Parigi. Durante la festa nazionale, Gerda trascorre la sua ultima giornata in città prima di fare ritorno in Spagna per seguire la guerra civile. Insieme a lei ci sono il compagno Robert Capa e un gruppo di amici, tutti giovani esuli sfuggiti alla Germania nazista. Attraverso questa ricorrenza fatta di sguardi, ricordi e speranze, la storia ricostruisce i momenti chiave della vita di Gerda: la passione politica a Lipsia, la fuga in Francia, l’amore con Capa e soprattutto l'intuizione di usare una piccola fotocamera Leica per denunciare la violenza del fascismo.
Alina Marazzi ha costruito la sua carriera principalmente attorno a due temi: la quotidianità delle donne e l'uso degli scatti d'archivio. Lo ha fatto fin dal suo esordio con Un'ora sola ti vorrei, montato sui filmati di famiglia dedicati alla madre scomparsa, per poi proseguire con l'affresco del movimento femminista in Vogliamo anche le rose e con la narrazione della maternità in Tutto parla di te. La figura di Gerda Taro si inserisce perfettamente nella sua poetica.
Se nei suoi lavori precedenti la regista cercava di riportare alla luce voci e figure femminili del passato, con La ragazza con la Leica racconta il coraggio di una pioniera il cui spirito vive ancora oggi. Gerda non è stata soltanto la compagna di un fotografo famoso, ma un'artista autonoma. Per decenni la storiografia l’ha ricordata quasi esclusivamente come "la fidanzata di Robert Capa". In realtà, "Robert Capa" era un’invenzione commerciale creata a tavolino con il fidanzato Endre Friedmann, per vendere le foto ai giornali americani. Gerda non era un'assistente al seguito di un gigante, ma una professionista con un suo sguardo visivo preciso e indipendente.
La ragazza con la Leica non si limita a celebrare un personaggio storico, ma ci parla da vicino, ricordandoci la forza delle idee, il valore della libertà e la responsabilità etica che si nasconde dietro a ogni singolo scatto.



