Il figlio di Babbo Natale

La Aardman lascia la stop motion per la più tradizionale animazione CG. Non proprio convincente

22 Dicembre 2011
2/5
Il figlio di Babbo Natale
Il figlio di Babbo Natale

Quando la Aardman lascia la prediletta animazione in stop-motion e si cimenta con la computer graphic sembra perdere originalità e qualità delle sue opere migliori.
Il figlio di Babbo Natale (Arthur Christmas il titolo originale), nuovo lungometraggio realizzato in collaborazione con la Sony Pictures Animation, si presenta come una variazione piuttosto insistita di un tema già sfruttato: bisogna ritrovare la gioia e il significato primo del Natale, diventato ormai una festa mercificata e svuotata dei suoi sentimenti più autentici. La regista Sarah Smith sceglie poi di prendere lo spunto di partenza e tramutarlo in una sorta di action che nella prima parte del film strizza l’occhio soprattutto al franchise di Mission: Impossible, con qualche spruzzata di Star Trek – vedi il design dell’astronave su cui si muove il Babbo Natale ormai ipertecnologico. Insomma, vedendo il film non si ha mai la sensazione di stare assistendo a un qualcosa che non si fosse già visto in precedenza da qualche altra parte. Sono finiti i tempi memorabili di Wallace & Gromit o di Galline in fuga? Aspettiamo la Aardman col suo prossimo The Pirates! Band of Misfits per una risposta più sicura, e intanto classifichiamo questo Figlio di Babbo Natale come tentativo abbastanza fallito.

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