Cinque anni dopo Les cinq diables, ospitato alla Quinzaine (il suo film d’esordio, Ava, era invece alla Semaine nel 2017), Léa Mysius fa il suo esordio in concorso a Cannes con Histoires de la nuit (The Birthday Party il titolo internazionale), trasposizione dell’omonimo romanzo di

Laurent Mauvignier.

Sceneggiatrice apprezzata (tra le varie cose firmate anche il bel Roubaix, une lumière di Desplechin), Mysius ha anche innegabili doti dietro la macchina da presa, prova ne è la buona costruzione ambientale e il preambolo di questo suo terzo film da regista, che sembra nascere come dramma familiare per tramutarsi poi in thriller home invasion.

I protagonisti della vicenda sono Nora (Hafsia Herzi), Thomas (Bastien Bouillon) e la loro figlioletta Ida, che pronti-via viene redarguita dalla madre per aver postato un video sui social che li ritrae tutti e tre assieme.

Vivono in una fattoria isolata, l’unica vicina è una pittrice italiana, Cristina (Monica Bellucci).

Mentre tutti si preparano per una festa di compleanno a sorpresa per Nora, tre uomini (capeggiati dal solito, gigantesco Benoît Magimel) si aggirano intorno alla casa e si intrufolano nelle loro vite, portando alla luce segreti a lungo sepolti…

È il plot twist che paradossalmente finisce per rovinare le premesse di un film che fino a quel momento sembrava in grado di mantenere la giusta tensione tra i non detti di una coppia “senza passato” e l’ambigua relazione con questa vicina in impasse creativo.

L’arrivo dei tre balordi, oltre a sollevare il velo sulla vita precedente di Nora (che invece si chiama-va Leila), smorza per assurdo quella patina di oscurità che avvolgeva la narrazione: da una parte, in casa di Cristina, rimane il fratello scemo del trio che lei tenta di irretire in classica modalità sindrome di Stoccolma on, dall’altra – quando finalmente la famiglia sarà tutta riunita (Nora si sfracella una mano per cambiare una gomma dell’auto sulla via di ritorno...) – si rimane per troppo tempo in balia (complice anche il gigionismo di Magimel) di un meccanismo prossimo alla farsa, portato all’estremo con l’arrivo delle due colleghe ignare invitate alla festa.

Insomma, il meraviglioso nichilismo che abitava quasi 30 anni fa le pareti del grande Funny Games di Michael Haneke non abita (più) qui, certo finirà abbastanza a schifio ma più per ridicolaggine che altro: ad imbracciare il fucile da caccia sarà pure la ragazzina, che avrà sicuramente imparato la lezione sul non postare i video sui social. E anche a sparare.

Il perché Histoires de la nuit abiti il concorso di Cannes 79 resta invece un mistero.