Dalla Grecia buone intenzioni con risultati meno interessanti. Per quanto la regista Evi Kalogiropoulou abbia un ottimo curriculum, i suoi corti sono stati presentati al festival di Cannes e il progetto Gorgona è stato premiato nel 2021 al Cinemart e all’Atelier della Cinéfondation ed è arrivato in concorso alla Sic, sezione autonoma e parallela del Festival di Venezia, in anteprima mondiale.

Semi distopico, il mondo sta sparendo per colpa degli umani, l’ambiente è collassato è rimasta una città-stato dominata da un’imponente raffineria, produttrice dell’unica risorsa della cittadina, la benzina.

Gli uomini se la spassano, armati fino ai denti, esercitano il potere assoluto. Le donne sono un palliativo in questa desolazione, vendute e comprate per qualche lattina di benzina, mentre tutto sta morendo. E fin qui niente di nuovo, film apocalittici ne abbiamo visti a iosa.

Sesso e maschilisti a volontà, in cui emerge una speranza: Maria, la bellissima Melissanthi Mahut, scelta dall’attuale leader Nikos, molto malato, come la nuova erede. Diviso in capitoli in cui competono i pretendenti alla successione, Gorgona finisce suo malgrado nella parodia. Tutto è sopra le righe, fin dall’inizio, Maria, la misteriosa Eleni, cantante del bar del paese. Gli uomini regnano, le donne cercano di barattare il sesso con il potere, c’è un segreto però di cui Maria non è conoscenza che riguarda sua madre. L’ultimo capitola s’intitola l’incoronazione e la tragedia è dietro l’angolo. Alla fine, vince chi fugge.