Gli equilibristi

Ivano De Matteo apre agli Orizzonti dei padri separati: simpatetico, onesto, con un Valerio Mastandrea super

30 Agosto 2012
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Gli equilibristi
Gli equilibristi

Giulio (Valerio Mastandrea), 40 anni, impiegato al Comune di Roma, casa in affitto, auto a rate, una figlia rockettara, una bambino trasparente e una moglie (Barbora Bobulova). La ama, ma l’ha tradita: una scappatella con una collega. Scoperto, i due provano a rimanere insieme, ma lei non ce la fa, Giulio se ne deve andare. Prima dalla madre di un amico, poi in una pensioncina vicino alla stazione di Termini, ma è solo l’inizio della fine: i soldi non bastano mai, apparecchio ai denti per il piccolo, Barcellona per la figlia, le rate, la mala vita dei povericristi… Prima un doppio lavoro, con frutta e verdura scaricate la notte, poi la fuga dalla pensione, le notti in macchina, la mensa della Comunità di Sant’Egidio… Che ne è di papà?
Domanda buona per Gli equilibristi di Ivano De Matteo, che scrive con Valentina Ferlan, in Concorso agli Orizzonti di Venezia. Un dramedy, per dirla all’americana, che potremmo considerare il versante serio, ovvero drammatico e simpatetico, di Posti in piedi in Paradiso: la separazione e i suoi fratelli coltelli, affidati a un Mastandrea in stato di grazia. E’ difficile resistere alla sua discesa agli inferi, che non ha nulla di patetico e urlato, solo il lento declino della realtà, la sua condizione di padre solo: una colpa, una scappatella, e una vita intera per pagarla, fino all’indifferenza, all’abulia, al no future dei clochard.
De Matteo, con un occhio al grande pubblico (non necessariamente strizzato), indora la pillola, sfornando battute romanesche e simpatici siparietti, ma il dolore c’è e la regia – con qualche parentesi estatico-stilosa incongrua – si accoda compunta. Se il divorzio – sentiamo – è per i ricchi, per i poveri c’è la solidarietà, e la camera indaga tra i bassifondi multietnici capitolini, dove Giulio si lascia andare.
Peccato per le musiche invasive di Francesco Cerasi, ma Gli equilibristi ha un suo pregevole equilibrio: non è questione di sensi di colpa atavici o cattolici, ma prima di (dis)fare penserete a Mastandrea su quella panchina, fesso e senza più un senso. Solo come un cane, solo come un padre solo.

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1 Comment on "Gli equilibristi"

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Mari
Ospite

Ho visto oggi il film per la prima volta. Terribile l’associazione tra una parte di società solidale e una moglie che non si permette il perdono . Ancora una volta la ferita dei figli è l’unica a mettere in gioco l’amore e la compassione.
Oltre ad essere un film che denuncia scelte divorziste solo per ricchi è anche
la denuncia sull’incomunicabilità e sull’incomprensione di coppia.
Superbì Giulio e figlia

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