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Garance
Garance (Adèle Exarchopoulos) è una giovane attrice, che fa fatica: nel lavoro, nella vita. E beve, sempre e comunque. Sì, è una alcolista a tempo pieno, e attrice part-time. Festaiola, le piace stare con gli amici, ballare, andare in discoteca. E bere. La seguiamo in una discesa su tapis roulant per otto anni tra traslochi e sedie vacanti, teatro per bambini e sessioni di doppiaggio. E altri incontri, altre feste e ansie, e altri bicchieri, e altri disastri. Scopre anche l'orientamento omosessuale, e nel caos, nella distruzione e nella residua gioia trova una compagna (Sara Giraudeau) per la vita, ma oramai è anche questione di morte: la sua.
Opera quarta della francese classe 1978 Jeanne Herry, ricordata più che altro per Pupille (2018), Garance gareggia per la Palma di Cannes 79. Exarchopoulos è bravina, il tema sensibile, l'alcolismo, ancora più declinato al femminile, pallidissima eco di La vie d'Adèle si può sentire, ma per amor di verità va detto: è in Concorso perché l'ha diretto una donna, una delle appena cinque nel novero quest’anno.
Potremmo decrittare il testo, esaltarci noi, fare le capriole per rinvenire altre giustificazioni, ma non terrebbero: Garance è un film - o, almeno, una collocazione - di genere a Cannes 2026.
Indi, rileviamo pure che Exarchopoulos è proprio il ruolo suo, che Giraudeau la assiste con credibilità nel passo doppio (bicchiere) e che la disamina della dipendenza si concede qui e là dello humour non disprezzabile.
Ma sono quisquilie, di fronte al grande ingaggio: inopinatamente in gara? Quasi. Forzatamente? Di certo. Rimane da chiedersi se si possa, se si debba "aggiustare" a valle un problema, la disparità di genere che, ehm, in barba al 50/50 dichiarato qui anni fa quale imperativo morale categorico ancora è da venire.
Inserire questo Garance accanto, per dire del migliore fin qui, a Fatherland di Pawlikowski corrobora la giusta causa, nel senso: nobilita il cinema e asseconda la parità di genere dietro la macchina da presa e davanti ai nostri occhi?
A non voler abbracciare la retorica, la risposta è univoca.



