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Era
Alcune anziane signore si ritrovano per mettere in atto un’asta improbabile, ma le cianfrusaglie che smerciano restano invendute; non si ottiene la cifra necessaria per la gita all’abbazia. Inizia così il nuovo film di Vincenzo Marra, Era, presentato in concorso al Bif&st e in sala dal 26 marzo. È una commedia agrodolce girata a Napoli, cucita addosso alla protagonista Lina interpretata da Dalia Frediani; un’anziana di oggi, appunto, che gestisce un’associazione cattolica e anche da “vecchia” continua a seguire i tre figli, due maschi e una femmina tanto maturi quanto irrisolti.
Una donna energica che se la cava da sola; porta avanti la sua vita parlata e urlata in napoletano con una piccola routine, come visitare il marito al cimitero e ricevere il figlio in crisi. Non cede alle lusinghe del vicino di casa che arriva a proporre il matrimonio, preferisce stare da sola. Quando il figlio sessantenne si lamenta dell’impossibilità di trovare un lavoro adeguato, seppure sia un leone, la mamma candidamente afferma: “Ma il leone si dà da fare o sta solo nella gabbia nello zoo ad aspettare da mangiare?”.


Era
Tale il tenore della commedia, sceneggiata dallo stesso Marra, che verte su un’idea alla base: i figli vogliono convincere la madre ad accettare l’ospizio per risolvere i loro problemi economici. Lei, ovviamente, rifiuta. A un certo punto però interviene un malore, tutto sommato comprensibile a quell’età, che la costringe a non stare più sola.
È qui che germoglia il tema sociale del film, per così dire: dopo un complesso casting casalingo per la badante viene scelta Amilà, una donna proveniente dallo Sri Lanka che da decenni vive a Napoli e parla in dialetto, ma mantiene i suoi usi e tradizioni. L’autonoma Lina dovrà allora accettare la compagnia della migrante, non è facile; prima viene trattata con pregiudizi maleducati, poi lei stessa fa una scenata in napoletano… Tra slanci e incomprensioni gradualmente comincia a sorgere un rapporto inaspettato, perché una vecchia napoletana e una donna asiatica possono arrivare inaspettatamente a toccarsi e capirsi.
Vincenzo Marra è un regista da sempre sottovalutato nell’alveo del cinema italiano, a cui ha portato vari contributi; dopo aver scontato la stroncatura unanime per L’ora di punta in concorso a Venezia 2007, ha proseguito un percorso coerente e tenace, da ricordare almeno L’equilibrio sulla parabola di un prete antimafia e il documentario Il gemello girato nel carcere di Secondigliano.
Qui opera un cambio di registro slittando sul terreno del comico, e si inserisce chiaramente nel filone post-eduardiano, nel senso della reinstallazione di Eduardo De Filippo nel contemporaneo – il personaggio di Don Eduardo è una citazione vivente. Il riferimento primario sembra essere Natale in casa Cupiello, principalmente per la commedia umana in onda nella casa tra mamma e figli.


Era
Naturalmente impossibile sfiorare le altezze del maestro, e neanche ci si prova, piuttosto è rilevante il tentativo di saldare la commedia napoletana con la questione dei migranti e delle badanti, impensabile nella tradizione partenopea degli anni Cinquanta; Amilà, sorta di Mary Poppins nera, diventa la tata di tutti e prova a risolvere le situazioni più intricate, dalla figlia di Lina tradita dal marito al figlio disoccupato cronico, a cui proprio la srilankese-napoletana tenta di affidare un impiego.
La trama principale però torna sempre sulla relazione tra Lina e Amilà, ossia il volto più amaro della commedia, soprattutto quando si racconta la drammatica migrazione obbligatoria per sopravvivere. E quando si realizza che una donna anziana si trova nella fase finale della vita. Tra equivoci e decessi, con inconvenienti della terza età, la vicenda trova una conclusione e approda a una nuova normalità, in cui l’anziana si sente meno sola e più compresa.
Il film è avvolto nell’ottima prova degli interpreti, tra cui Maurizio Casagrande e Antonio Gerardi, ma a dominare è la chimica tra Dalia Frediani e la badante Marinì Sabrina Fernando. Insomma Vincenzo Marra ricorda che si può fare una commedia profonda e intelligente oggi in Italia, che affronta vecchiaia, morte, migrazione senza retorica e con la sola arma del sorriso.
