Troppo bello per essere vero? Troppo star per essere bravo? Il processo è aperto: Bradley Cooper è colpevole, ma noi di più.

Giunto alla sua terza regia, dopo A Star Is Born (2018) e Maestro (2023), ci convince definitivamente che dietro la macchina da presa è – assai – meglio che davanti. Dove sta, quindi, la colpa? Nell’aver seguitato, anche qui, a recitare, lui; nel fargli pagare, almeno scontare, il suo essere star, noi.

Diciamolo subito, se Is This Thing On?, che è insieme microfono, matrimonio e molto altro e che la traduzione italiana È l’ultima battuta? ignominiosamente si perde, l’avesse diretto un altro, meno star, meno figo, meno attore, si griderebbe al filmone, all’opera sentimentalmente avvertita, al dramma esistenzialmente accorto. E invece no.

Will Arnett and Laura Dern in IS THIS THING ON? Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Will Arnett and Laura Dern in IS THIS THING ON? Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Will Arnett and Laura Dern in IS THIS THING ON? Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved. (Searchlight Pictures)

Su Metacritic registra un dignitoso 72% di gradimento, ma il nostro eccede, sensibilmente: la Terza di Cooper infila la camera nel talamo coniugale, nella crisi di mezza età, nella separazione “consensuale” e ne cava con intelligenza, con acume persino, lo stato dell’arte dei rapporti, delle vite a perdere, delle infelicità condivise: c’è una battuta, dolentemente fulminante, “Io voglio essere infelice con te”, che se l’avesse profferita un Woody Allen, scritta una – compianta – Nora Ephron, che ne so, un Joachim Trier si beccherebbe applausi, oceano di mani – e un bel corredo di lacrimoni.

Cooper no, è bello, e gli tirano le pietre, è bravo, ma non ci fidiamo, è regista, sì, ma nasce attore, s’accoppia a modelle, e ci siamo capiti.

Laura Dern and Will Arnett with director Bradley Cooper on the set of IS THIS THING ON? Photo by Searchlight Pictures/Jason McDonald, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Laura Dern and Will Arnett with director Bradley Cooper on the set of IS THIS THING ON? Photo by Searchlight Pictures/Jason McDonald, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Laura Dern and Will Arnett with director Bradley Cooper on the set of IS THIS THING ON? Photo by Searchlight Pictures/Jason McDonald, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved. (Searchlight Pictures)

In anteprima al Bif&st, È l’ultima battuta? esce il 2 aprile, già che c’eravamo si poteva anticipare al 1°, perché il pesce di nome Bradley richiamo scherzi, motteggi, disincanto: come può uno così dirci dell’amore, dell’identità, degli aneliti e della possibilità, NON scherziamo.

Scritto a sei mani con lo straordinario protagonista Will Arnett e Mark Chappell, inquadra Alex (Arnett) che in procinto del divorzio si trasferisce in un appartamento tristanzuolo, continua a pagare il mutuo della casa abbandonata e cerca una riscossa, meglio, qualcos’altro nel mondo della stand-up comedy newyorkese, laddove l’ex Tess (Laura Dern, brava, d’abitudine) riflette sulla carriera che fu, pallavolista nella nazionale statunitense, e sui sacrifici fatti per la famiglia. Può l’amore trovare un’altra forma, un’altra combinazione, e se fosse un dito medio?

Il film è godibilissimo – in lingua originale sottotitolata si perde l’analogia tra i 26 anni di relazione e la lunghezza della maratona, ovvero 26 moltiplicato per un miglio – perché è un pugno in una carezza, e si permette osservazioni non banali, di più, fondamentali: il padre, venuto a vederlo esibirsi, rassicura Alex, “sei una persona perbene, puoi concederti la grazia di elaborare”. Avercene.

Targato Searchlight Pictures, nel cast Andra Day, Ciarán Hinds, Amy Sedaris, Sean Hayes e lo stesso Cooper, è il film più interessante, profondo e pregno di Cooper: dimenticate, almeno per due ore, chi è, e dategli fiducia. Perché parla di noi, soffre con noi – ma scrive, gira e dirige gli attori assai meglio.