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Bucking Fastard - Credits Gateway to Orkney LLC
In concorso a Venezia 83, il nuovo film di Werner Herzog, Bucking Fastards, mette in scena una storia racchiusa in un titolo dalle iniziali invertite.
Joanie e Jeanie Holbrooke sono due sorelle non gemelle che parlano all’unisono e che, all’unisono, vivono il loro sentimento. Sì, al singolare, perché provano e sentono lo stesso affetto, il medesimo impulso, l’identica passione e lo stesso amore.
Parlano insieme con una sincronia e una tempistica da coro della tragedia greca. La cosa che colpisce è che le loro parole scaturiscono da un'attività cerebrale e da un pensiero mirabilmente coordinati. Due ragazze particolari, quasi uniche, che comunicano, agiscono e persino sintonizzano le proprie emozioni.
Un avvio surreale degno del compianto David Lynch, a cui il film è dedicato: le due protagoniste introducono la loro storia offrendo allo spettatore le chiavi di lettura della vicenda, seguite da una breve e onirica successione di inquadrature in successione, quasi come "slide", in cui le due sorelle appaiono stupite dalla varietà di volatili che si stagliano su uno sfondo bianco. Al tempo stesso, il film si rivela realistico nello svolgimento del processo a carico di Joanie e Jeanie. Le donne sono chiamate a rispondere di una serie di misfatti compiuti contro il loro vicino Gareth Mulroney, l’uomo che amano perdutamente all’unisono (uno splendido Orlando Bloom, che dà prova delle sue doti comiche e surreali) e dal quale credevano di essere riamate identicamente, nonostante la consapevolezza del tradimento e di intenzioni mai effettivamente corrispondenti alla realtà.
Vengono salvate da un anziano filantropo, sinceramente interessato alla loro vicenda, che le fa scappare dal quartiere dove vivono, ospitandole in uno degli appartamenti del palazzo di cui è proprietario. Qui devono fare attenzione a evitare alcuni personaggi interessati solo ad approfittare delle due “sorellesse”, diventate famose, loro malgrado, persino sui social (dove circolano le loro nudità rubate).
Ma le due ragazze, per coerenza con il loro essere e apparire (look dimesso e demodé, vestitini lunghi e pesanti cappotti più che vintage, lunghi capelli lasciati sciolti e raccolti solo da una delicata treccina a corona, scarpe dalla “comodità” e resistenza maschile, ecc.), questi social non li utilizzano e a malapena li conoscono. Tra i maschi che vogliono approfittare della loro apparente, ma non certa, ingenuità è da escludere un giovane psicologo, Timothy, che vuole insegnare loro a rendersi autonome l’una dall’altra. Timothy le aiuta e le sollecita a vivere una vita più adeguata alla “socialità individualista” contemporanea e ad adottare comportamenti più consoni e funzionali alla vita di ciascuna, seppur in funzione dell’altra. Le incoraggia inoltre a visitare i genitori, i quali hanno dovuto cambiare ambiente trasferendosi in un paesino lontano dalla loro vecchia abitazione per la vergogna subita a causa delle figlie, che perciò non vogliono più rivedere. Nonostante il viaggio in treno e le buone intenzioni delle ragazze, da parte dei genitori rimane un freddo diniego, testimoniato solo da un furtivo movimento di tende dietro la finestra della nuova casa.
L'unico legame familiare è una zia che le accoglie amorevolmente nel suo cottage nella campagna irlandese, dove le ragazze collaborano generosamente, ritrovando la serenità. La scoperta del territorio sarà per Joanie e Jeanie motivo per alimentare il loro sogno di avventura in un posto lontano, tra spiagge esotiche e palme rigogliose. A questo contribuirà il vecchio pastore e narratore di storie, che mostrerà loro le caverne della grande montagna, instillando nelle ragazze il desiderio di raggiungere le isole Orcadi e la forza di scavare faticosamente il tunnel che le porterà a scoprire il tesoro di bellezza nascosto nelle viscere della montagna.
Nonostante il titolo, costruito sul gioco di iniziali delle due parole che lo compongono, e la serie di intercalari che caratterizzano il parlato volgare dei film anglofoni – sottintesi dal titolo stesso e inseriti in apertura –, Herzog costruisce e restituisce un’opera di poesia tangibile. A questo risultato contribuiscono l'eccellente colonna sonora di Ernst Reijseger e la fotografia del fedelissimo Peter Zeitlinger.
In questo film, il carattere visionario del cineasta tedesco si declina con un tono lirico che inserisce Bucking Fastards tra le sue opere di maggiore impatto fantastico e poetico. È questa, senza dubbio, la qualità maggiore dell’opera, insieme al tocco personale del regista che si muove negli spazi della messa in scena con il fare magistrale dell'autore: un'impronta maturata nel corso di una lunga carriera. Herzog è presente, e il suo essere presente si percepisce nei movimenti dello sguardo del regista che dirige la macchina da presa sulla fisicità dei personaggi e degli ambienti. Emerge così un'estetica capace di far ritrovare, nell’agire dei personaggi che costruiscono il tessuto della storia delle sorelle Holbrooke, una varietà umana che spazia dall’eccesso della cattiveria e della volgarità fino alla solidarietà e al sostegno compassionevole. Tutto ciò avviene attraverso il “candore” naturale e sincero dello sguardo delle due protagoniste, che conferisce un profondo senso di spessore etico alle persone che sfiorano la loro esistenza.
Il tema della terra e della sua salvaguardia, così come quelli dell’avventura e della scoperta, danno senso all’impegno ecologico contenuto tra i temi del film. Questo impegno è rappresentato negativamente dall’ufficiale che vuole sterminare gli animali selvatici per puro interesse economico, e positivamente dal pastore e dalla volpe, diventata una creatura simbolica che accompagna la scoperta della bellezza e del fantastico.
Sostanzioso è il cast dei caratteristi di questo film, che mettono in scena l’alternarsi della positività e della negatività attorno a due ragazze “singolari” che, a loro modo, desiderano amore e considerazione. Le sorelle Holbrooke sono due anime inseparabili, nonostante non condividano la gemellanza. Le rende speciali quel "siamesismo" del cuore e delle passioni che esprimono paradossalmente, e anarchicamente, nell’”unicità” dell’amore; un'anarchia che al contempo le tiene fuori, non “considerate”, dal piacere sponsale. È forse l’esclusione dell'originalità di chi non riesce a conformarsi?



