Può esserci giustizia? E quale “giustizia, rispetto alle domande che mi tormentano nel profondo del cuore?”. 2012, Ruanda, distretto di Kibeho: per riconciliare il paese dopo il genocidio del 1994, che ha fatto almeno mezzo milione di vittime prevalentemente di etnia Tutsi, nell’ambito del programma nazionale Rwanditude si promuovono i tradizionali processi di comunità, i cosiddetti Gacaca, dove si giustappongono pubblicamente le proprie ragioni, ovvero le personali ricostruzioni dei fatti.

Primo film del Ruanda nella storia di Cannes, il debutto di Marie-Clémentine Dusabejambo Ben'Imana, in cartellone a Un Certain Regard, si apre con uno di questi processi all’aperto, allorché un uomo di nome Karangwa (Aime Valens Tuyisenge) si professa colpevole dell'omicidio dei fratelli di Vénéranda (Clémentine U. Nyirinkindi). La donna, davanti al tribunale popolare, con impassibile assertività dichiara di perdonare Karangwa, e la decisione fa infuriare la di lei sorella Suzanne (Isabelle Kabano), secondo cui Vénéranda non ha “il diritto di perdonare a nome della nostra famiglia" – Suzanne, affetta da Aids, è stata stuprata e ha avuto il marito e il figlio di tre mesi assassinati in quel villaggio che nel corso di una notte di sangue “è diventato un cimitero”.

Vénéranda asserisce che “il perdono è la chiave”, ma questa ragione di vita è messa a dura prova quando si accorge che sua figlia adolescente, Tina (Kesia Kelly Nishimwe), è incinta. La ragazza viene espulsa da scuola, pur potendo sostenere da privatista gli esami per l'ammissione all'università. Non bastasse, Vénéranda detesta il padre del nascituro, Richard (Elvis Ngabo), a causa – si deve intendere - delle sue origini Hutu.

Occhio che ce lo ritroviamo in cinquina agli Oscar, Ben’Imana, e non farebbe torto ad alcuno. Memoria storica, impegno civile, riflessione, e nemmeno così stolida, sul perdono, riconciliazione esibita ma problematizzata, nonché scrittura, regia e, per la massima parte, interpreti femminili, l’opera prima di Dusabejambo non si esaurisce nello stare dalla parte giusta, ma incentiva un supplemento di indagine, che nella pluralità di posizioni, per lo più legittime, cerca la bussola morale.

Largo nella fattura, inclusivo nella vocazione, raccomandabile per intenzioni e, siamo buoni, gli esiti, può essere una delle piccole sorprese di questa Cannes 79, e dell’award season che verrà.

Ah, Ben’Imana è un nome di persona corrente in Ruanda: scoprite voi che significhi, e a chi andrà.