Anoche conquisté Tebas è l’esordio al lungometraggio dello spagnolo Gabriel Azorín, che in Italia può vantare un credito, anzi, dei credits: ha girato il videoclip di Borghesia di Giovanni Truppi. In Concorso alle 22esime Giornate degli Autori, persegue pacifismo e bromance in acque non già lustrali, bensì termali, associando bellico e ludico, role e playing, Storia e storie, maschile e atossico.

Dice il regista e sceneggiatore, “calare in acqua di notte affrontando una conversazione intima, semplifica l’accesso a nuovi stati sensoriali e percettivi. Con il fluttuare possiamo cogliere la forza vitale della gravità, e un dialogo prolungato può rivelare altri tempi, mentre l’adattamento all’oscurità consente di vedere gradualmente l’invisibile”, e francamente per chi scrive è già troppo. Comunque, il film ha un tono di voce basso, non solo nel volume dei protagonisti, e un po’ di estroversione a buon mercato, dalle costellazioni in simil power point ai calzari e tunichetta, a mo’ di peplum dell’anima, nel finalino, sopra tutto è talmente trattenuto da credersi parco o, meglio, poco.

Per certi versi, echeggia l’estraneità di Andrew Haigh, si spande una labilissima queertudine, e tra una rovina romana e rovinosi accadimenti, vedi la guerra imbelle, si tratteggia per amabili resti e seriose conversazioni letteralmente ascrivibili alla scoperta dell’acqua calda “un film mi ha dato l’opportunità di creare personaggi che esprimono cose che io non ho mai osato dire ai miei amici. Mi interessa ritrarre questo tipo di intimità tra uomini e mostrare la mascolinità nella sua forma più vulnerabile”.

Va be’, concentriamoci su António e Jota che gambe a mollo si confidano dal giorno alla notte sentimenti, paure e paranoie, senza colpo ferire e corpo esultare: ci sia spetterebbe un’esplosione di amorosi sensi, e invece no. È il tiepidarium, tristezza. Azorín ci da dentro nell’advertising come primo lavoro, ed ecco spiegato: Anoche conquisté Tebas è una reclame, in assenza di prodotto.