Forse è un po’ esagerato sostenere che il cestone dell’autogrill si sia trasformato in una piattaforma streaming, soprattutto considerando che, almeno stavolta, c’è di mezzo un regista e attore tanto discontinuo quanto sempre interessante, non solo quando si misura con operazioni meno discutibili (Argo, legittimo Oscar). Tuttavia, non fosse per la sua presenza in prima linea come protagonista, faticheremmo a riconoscere la regia di Ben Affleck in questo Animals, thriller di routine su Netflix da venerdì 9 ottobre.

In questo remake occulto di Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa – un film a sua volta ispirato al romanzo Due colpi in uno di Ed McBain e il cui spirito è stato ampiamente celebrato dalla New Hollywood e già reinterpretato da Spike Lee in Highest 2 Lowest – Affleck è un ambizioso outsider candidato sindaco di Los Angeles che, dopo il rapimento del figlio, è costretto a vivere una notte infernale e trovare in pochissime ore per trovare i 7 milioni di dollari richiesti per il riscatto. Problema: ha investito quasi tutto il suo patrimonio personale nella campagna elettorale. Soluzione: il suo collaboratore contatta una fixer. A un certo punto il bambino torna a casa spontaneamente: che è successo?

© 2026 Netflix, Inc.
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ANIMALS. (L to R) Steven Yeun as Sam and Gillian Anderson as Dayle in Animals. Cr. Warrick Page/Netflix © 2026. (Warrick Page/Netflix)

Se lo schema è lo stesso di Kurosawa, il resto sembra rappresentare un passo indietro nella carriera di un regista solitamente capace di aggiornare la tradizione del realismo classico (i crime urbani Gone Baby Gone e The Town, lo straordinario Air - La storia del grande salto ma anche un film poco apprezzato ma piuttosto intrigante come La legge della notte). Alle prese con un thriller che accumula rivelazioni e colpi di scena senza riuscire mai a sorprendere davvero, Affleck non trova la cifra per emanciparsi dalle secche del tv movie più scolastico e pigro dove a nessuno sembra interessare davvero ciò che sta accadendo e l’unico obiettivo sembra quello di concludere la faccenda al più presto.

L’anonimato estetico è su misura della committenza ma è pur vero che Animals non sembra avere altre ambizioni al di là dell’offrire un intrattenimento serale mentre si fa altro, un prodotto di consumo disimpegnato e sulla carta avvincente. E sì, l’unica a dare un guizzo è Gillian Anderson, che interpreta con gusto una fixer così glaciale da rischiare la parodia (ma perlomeno ci sono un’idea, un’intuizione, un brivido per portare il film altrove), così come è un peccato che il finale, cinico e feroce, illumini l’oscurità del protagonista (il titolo si riferisce anche all’istinto di chi fa politica, nonché implicitamente alle conseguenze della selezione naturale). Qualcosa di piuttosto interessante in quest’America – e non solo – governata da chi sa sempre piegare ogni crisi a proprio vantaggio riuscendo a gestire, controllare, manipolare le narrazioni.