Woodstock di felicita’

"Dopo 6 tragedie in 13 anni, mi sono rilassato", dice Ang Lee. Che porta in concorso "pace, amore ed ecologia"
16 Maggio 2009
Woodstock di felicita’

“Ho fatto 6 tragedie in 13 anni, ora mi sono rilassato con una storia felice: Taking Woodstock”.
E’ l’ultimo film di Ang Lee, in concorso al 62esimo Festival di Cannes, che ritorna 40 anni dopo alla mitica tre giorni di musica, pace e liberta’ attraverso la storia privata di Elliot Teichberg (il comico Demetri Martin), con gli stravaganti genitori (Imelda Staunton, straordinaria, e Henry Goodman) gestore di un motel ai piedi dei monti Catskills, che scova una brillante idea per coprire i debiti di famiglia: dare in affitto il proprio terreno a un festival musicale. Si accorderà con il promotore Michael Lang (Jonathan Groff, esordiente) per organizzare il più grande evento nella storia del rock: il concerto di Woodstock.
Tratto dal memoriale Taking Woodstock: A True Story of a Riot, a Concert, and a Life di Elliot Tiber e scritto da James Schamus, il film – nel cast anche Emile Hirsch e Liev Schreiber – uscira’ negli States il 14 agosto, lo stesso giorno in cui inizio’ Woodstock, e in Italia in inverno con Bim. Il concerto il regista pluripremiato (due Oscar, due Leoni d’Oro e due Orsi d’Oro) lo segui’ con le news televisive a Taiwan, ma “il suo valore simbolico di uguaglianza, amore, ecologia e non violenza – sesso e droga a parte – ancora oggi ha da insegnarci qualcosa. A Woodstock c’era lo stato d’innocenza di una giovane generazione che, lontana dall’establishment che mandava i ragazzi in Vietnam, cercava una nuova convivenza possibile, all’insegna della tolleranza e del rispetto. Non so se oggi un vento simile sarebbe ancora possibile…”.
Girato in 35, 16 e 70mm, scene di massa realizzate velocemente a New Lebanon nell’entroterra di New York per la fotografia del genio francese Eric Gautier, Taking Woodstock abbastanza paradossalmente ha poca musica (nella colonna sonora di Danny Elfman, spiccano Maggie M’Gill dei Doors, Wooden Ships di Crosby, Stills e Nash, China Cat Sunflower dei Grateful Dead e Sweet Sir Galahad di Joan Baez): “Non sono un fan del rock – spiega Lee – e non volevo che la musica prendesse il sopravvento sulle immagini”.

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