Una sconfinata giovinezza

"L'età media dei registi in gara? 46 anni", dice Muller, che annuncia una Mostra piena di vitalità. E su Avati: "Nessuna scelta politica. L'alzheimer non è di destra né di sinistra"
29 Luglio 2010
Una sconfinata giovinezza

“La Mostra vuol esprimere lo spirito del tempo”: Marco Muller lo sottolinea con orgoglio. Prima ancora di entrare nel merito dei titoli, dei grandi nomi e delle polemiche dei giorni scorsi (alla fine il direttore liquiderà la questione Avati così: “Gli abbiamo offerto il fuori concorso insieme a Scorsese e Bellocchio, ma ha rifiutato. Nessuna scelta politica: anche perché l’alzheimer è di destra o di sinistra?”), conta l’anagrafe, e dice che l’età media dei registi in concorso al Lido è decisamente bassa: 46 anni. “E avrebbe potuto esserlo ancora di più – riprende il Direttore di Venezia alla conferenza stampa romana di presentazione della Mostra – senza un vecchio maestro come Monte Hellman: ma il suo film (Road to Nowhere) non poteva non andare in gara”.
Una “sconfinata giovinezza”, verrebbe da dire, se non sembrasse una presa in giro e non l’occasione di ribadire “l’attenzione a tutto ciò che si muove nell’universo cinematografico di oggi, come attesta il rinnovamento profondo di una sezione come Orizzonti dove è caduto ogni paletto, ogni formato, ogni differenza d’età: esordienti e sconosciuti possono tranquillamente convivere in cartellone con Manoel de Oliveira”. Le tre anime di Venezia 67? Il direttore non ha dubbi:”Internazionalità, nessuna distinzione tra commerciale e autoriale, scarsa attenzione al formato”. Alla fine i lungometraggi nelle quattro sezioni ufficiali saranno 83, di cui 79 prime mondiali. Spazio al cinema underground – un nome su tutti: Vincent Gallo in concorso e in orizzonti (in gara Promises Written in Water) – e all’Italia, con 41 titoli: “L’abbuffata è il frutto di un’estrema varietà di proposte che era difficile lasciare fuori. Ma in concorso gli italiani sono al solito quattro. E diciassette fanno parte di Controcampo italiano, una sezione ad hoc e in costruzione, che l’anno scorso lanciò titoli come Cosmonauta e Dieci inverni e che quest’anno apre con un film di Roberta Torre (I baci mai dati, ndr), presenta i nuovi lavori di Gianfranco Pannone (Ma che storia, ndr) e Salvatore Mereu (Tajabone, ndr), il ritorno di Giada Colagrande (A Woman, ndr) e un altro capitolo della personale enciclopedia veneziana realizzata da Antonello Sarno, che ha intervistato 93 tra registi e attori per raccontare la loro prima volta al Lido (La prima volta a Venezia). Il resto è distribuito tra Orizzonti e Fuori Concorso. Vorrei citare per tutti il documentario di Giuseppe Tornatore dedicato a Goffredo Lombardo (L’ultimo Gattopardo), quello di Gabriele Salvatores (1960) e un progetto molto originale, Un anno dopo realizzato dagli studenti dell’Accademia dell’immagine de L’Aquila sotto la guida di Rosi”.
Ma non c’è solo l’Italia: “Mi hanno sempre raffigurato come un fabbricante di festival sinologi, ma quest’anno abbiamo tanto Giappone con un triplo Takashi Miike, l’America latina con il bellissimo film di Larrain in concorso (Post Mortem, ndr) e la Spagna: non solo de la Iglesia in competizione (Balada Triste de Trompeta, ndr) ma tanto cinema catalano in Orizzonti, vero e proprio laboratorio del futuro”. E sulle assenze importanti: “Per The American i produttori volevano l’apertura ma noi abbiamo preferito schierare un tris d’assi come il nuovo Aronofski, Machete di Rodriguez e il divertentissimo film di Andrew Lau che abbiamo scelto per celebrare il 70° anniversario della nascita di Bruce Lee”. Una delle tre ricorrenze che segneranno Venezia: “A due tenevamo in particolare: l’omaggio a Vittorio Gassman di Giancarlo Scarchilli (il doc Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore) e quello a Dennis Hopper di cui riproporremo The Last Movie“. Su Tree of Life di Malick Muller lascia aperta una speranza (“Se è suo il film a sorpesa? Sono aperte tutte le illazioni”), ma è noto che il film non sarà pronto prima del 2011. Probabilmente le due sorprese (una sarà il 23° film in concorso) andranno pescate tra i nuovi di John Carpenter (The Ward, che era dato per certo in competizione), Burke and Hare di John Landis (“I produttori al momento me l’hanno stoppato perchè non è ancora finito”, rivela Muller) e The Social Network di David Fincher (anche questo alla vigilia era stato dato tra i papabili in cartellone). E sul mancato inserimento di The Town in gara: “Avrebbe potuto starci tranquillamente, ma Ben Affleck ha scelto di andare fuori concorso”. Come il fratello Casey, che presenta il suo bizzarro doc su Joaquin Phoenix (I’m Still Here: The Lost Year of Joaquin Phoenix). Chiudendo il discorso sulla competizione, il film di Ascanio Celestini (La pecora nera) è la sola opera prima. Non si sa ancora nulla degli ospiti ma si può già da ora escludere la presenza di Martin Scorsese, impegnato sul set parigino di The Invention of Hugo Cabret.
La Mostra del Cinema di Venezia (1-11 settembre) è costata quest’anno 13 milioni di euro, “7 dei quali sono finanziamenti governativi”, sottolinea il Presidente della Biennale Paolo Baratta. Che aggiunge: “Ci siamo adeguati al clima di sobrietà imperante, decidendo di non cambiare nè grafica nè strutture dallo scorso anno. La sobrietà però ci ha anche permesso di assumere decisioni coraggiose in sede di selezione, perché la Mostra non può mai sedersi sugli allori ma mettere sempre in discussione la sua utilità”. Slitta intanto al 2012 la consegna del Palazzo del Cinema: “Dobbiamo ancora capire quale cifra verrà stanziata e se il progetto è adeguato alle risorse disponibili”. Non confermata alcuna presenza istituzionale: “In un paese come questo dove tutto cambia continuamente, non è dato sapere da qui a un mese quale sarà l’agenda del ministro”. Baratta conclude annunciando alcune delle novità di questa edizione, come “la trasformazione dell’industry office in mercato on demand, il ritorno della Rai come media partner e l’accordo triennale con l’Anica per fare di Venezia il ritrovo annuale degli operatori del settore per una discussione aperta sullo stato del cinema italiano”. Un’iniziativa che ha contrariato non poco Citto Maselli, che in conferenza stampa ricorda a Baratta “l’opportunità di coinvolgere gli autori”. Ma Baratta non arretra di un centimetro: “Trattandosi di problematiche esclusivamente economiche abbiamo privilegiato i produttori. Ma il dibattito è aperto a tutti”.

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