Tutti i libri di Ivory

"Tradire un romanzo? Che sciocchezza", dice il regista di Quella sera dorata. E rivela: "Meglio Tomasi di Lampedusa che Visconti"
26 Ottobre 2010
Tutti i libri di Ivory

“Dopo Surviving Picasso, è stato magnifico ritrovare Anthony Hopkins: ormai, gli offrono quasi solo mostri o cattivi”. Parola di James Ivory, il regista americano di Camera con vista e Quel che resta del giorno, nelle nostre sale con l’ennesimo adattamento della carriera: dal bestseller di Peter Cameron (Adelphi), Quella sera dorata (Teodora) ha esordito bene nel primo weekend, lasciandosi alle spalle per media copia sia Tom Cruise (Innocenti bugie) che il Pupi Avati di Una sconfinata giovinezza, e dopo tre settimane ha incassato circa mezzo milione di euro. Nel cast anche Charlotte Gainsbourg e Laura Linney, un ritratto di famiglia in esterni uruguayani, tra amori e tradimenti, misteri e frizioni, scandagliati da Ivory con la consueta maestria tecnica e umanissima introspezione.
Rispetto agli odierni film Usa, i suoi sembrano un ritorno al futuro.
Ormai negli States le grandi star sono al servizio di film semplici, e allora i miei sembra vengano da Marte.
Dipende dal trionfo della tecnologia?
Ora puoi fare tutto quel che vuoi, ma mancano i grandi narratori per un pubblico adulto. Non sono contrario alla tecnologia, ma deve essere al servizio della storia: per Le divorce l’ho utilizzata per far volare la borsa rossa, una scelta motivata.
Ha mai tradito un libro?
Tradire un libro: che stupidaggine! Il romanzo rimane sempre lì, non lo perdi, al massimo puoi tradire te stesso o le intenzioni  dello scrittore, non il libro.
Ovvero?
Con un film fai qualcosa di diverso: quando mi dicono “mi è piaciuto più del libro”, divento sospettoso, perché il film è il film, il libro il libro, e non posso migliorarlo. E’ un’affermazione ridicola.
Quali requisiti deve avere un libro per arrivare sullo schermo?
Buoni personaggi per buoni attori e scene interessanti per il regista: le atmosfere vengono dopo.
Mai pensato a un italiano?
Al contrario, vedo un vostro film e voglio leggere il libro. Mi è successo con Il Gattopardo e ho preferito Tomasi di Lampedusa a Visconti.
Ci sono romanzi che le sono piaciuti, ma è finita lì?
Più d’uno. Agli inizi, mi era accaduto con Mr. & Mrs. Bridge di Connell: mi interessava a livello autobiografico, ma non c’erano vere scene, veri dialoghi da adattare. Ci son voluti anni perché ne venisse fuori una sceneggiatura: la più difficile della mia carriera, ma è il film a cui più sono affezionato.
Sceglie anche sulla base delle location?
Sicuramente. Dopo 20 anni che mancavo dall’Italia, ho girato Camera con vista a Firenze, perché volevo tornare da voi.  Ora è passato altro tempo, sono pronto per un’altra location italiana.
Ha già un progetto?
Il carteggio Aspern da Henry James, ambientato a Venezia, quella che ho potuto conoscere ancora negli anni ’50, senza elettricità, senz’auto. Nei panni di Aspern vorrei Colin Firth, sarà una produzione per la tv.
Al cinema dove la ritroveremo?
Dalle parti di Shakespeare. Sto lavorando al Riccardo II, trovo sia un personaggio meraviglioso: un tiranno e un assassino, ma capace di trasformarsi in una grande re.
 

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