The American al Violante

"Sono timida e riservata, ma amo interpretare personaggi diversi", dice la Placido. Prostituta che fa innamorare Clooney, da venerdì in sala
8 Settembre 2010
The American al Violante

Esile, con un abito semplice ed elegante firmato Fendi, Violante Placido è al settimo cielo. Il thriller The American di Anton Corbijn sta per uscire in sala distribuito dalla Universal Pictures in 250 copie, e lei ha una parte fondamentale accanto al protagonista George Clooney. Dopo le polemiche veneziane (il film avrebbe dovuto essere al festival in concorso), e la minaccia di un grande evento di beneficenza in contemporanea con la Mostra, a Sulmona, Clooney ha deciso di mettersi da parte e lasciare oneri e onore a regista e comprimari. Il ruolo più importante è affidato proprio alla Placido, che in The American è la prostituta di cui si innamora George alias Jack, un assassino solitario, che dalla Svezia è costretto a rifugiarsi in Italia. “Le scene di nudo e di sesso sono state difficili ma anche una grossa sfida per me – dice Violante Placido -. Sono una persona timida e riservata, ma mi piace interpretare personaggi diversi. Imparare a usare il corpo fa crescere un attore, e devo ringraziare Clooney se ci sono riuscita. Ha fatto di tutto per mettermi a mio agio. E’ molto serio e professionale, e tra un ciak e l’altro riesce a essere brillante, spiritoso, quasi giocoso. In due parole: è generoso”.
Tratta dal romanzo “A Very Private Gentleman” di Martin Booth del ‘90, la storia è quasi tutta ambientata in Abruzzo, tra Sulmona e Castelvecchio, in origine la location principale doveva essere l’Aquila, troppo danneggiata dal terremoti nei giorni delle riprese. “Essere lì sei mesi dopo il cataclisma è stata un’esperienza fortissima per tutti. Gli abitanti ci hanno accolto a braccia aperte, un film significa soldi e poi Clooney si è speso parecchio anche come testimonial. Allo stesso tempo era impressionante vedere gente senza casa, anziani e bambini, un brusco ritorno alla realtà nel bel mezzo del mio sogno hollywoodiano”.
L’olandese Anton Corbijn non ha dubbi: The American è un film in cui colpa ed espiazione sono centrali. Come si capisce dall’epilogo drammatico e dalla figura centrale del prete (interpretato con bravura da Paolo Bonacelli), che accompagna Jack verso un percorso di apertura e comprensione nei confronti degli altri. “Il luogo in cui Jack e Clara si incontrano – ci dice Corbjin – è molto importante. E’ la loro oasi di pace, un posto che si avvicina al Paradiso. Ecco perché il loro ultimo appuntamento in senso non solo metaforico avviene lì. L’ispirazione credo appartenga alla mia educazione, alla mia formazione: vengo da una famiglia molto religiosa, mio padre è un pastore protestante”.
Corbijn è al secondo film, l’esordio alla regia con Control, biopic esistenzialista sullo scomparso Ian Curtis, è stato un successo. In realtà Corbijn di mestiere è fotografo, in Italia ha esposto i suoi scatti varie volte. Il cinema è una nuova avventura: “Voglio arrivare a tre e poi fare un bilancio, per capire qual è la mia strada. Sto ancora cercando il mio stile. Penso che The American si avvicini a Control nel tentativo che il protagonista fa di cambiare vita, e alla domanda su come puoi provare a fare del bene dopo aver fatto molto male”. Con Clooney, assicura, c’è stato subito un grande feeling: “Pur essendo una star George è un professionista. Che sa ascoltare e dà consigli preziosi”. Sebbene The American non sia affatto un western, è strutturato come se lo fosse, spiega: “Non ho visto poi così tanti film in vita mia, ma i western mi hanno lasciato qualcosa dentro, soprattutto gli spaghetti western. Le storie, la morale, mi hanno sempre attratto. Anche qui uno straniero arriva in un piccolo paese e crea dei legami con un paio di persone locali, poi, però, il suo passato viene a galla…”.

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