Susanne Bier, Love Is All You Need

"Finalmente sono sfacciatamente romantica", dice la regista danese. Che trascina Pierce Brosnan e Trine Dyrholm a Sorrento per una commedia senza cinismo
14 Dicembre 2012
Susanne Bier, Love Is All You Need

Un Oscar può far perdere la testa a chiunque, ma non a Susanne Bier: “E’ sicuramente bello averlo lì sulla scrivania – confessa la regista danese – ed è inutile negare che ti apra molte porte, ma il peggior errore che si possa fare è pensare che, dopo averne vinto uno, da lì in avanti si debba tirare fuori per forza il film giusto e importante.” E invece: “Il compito di un artista è continuare a fare le cose in cui crede, senza ossessioni”. Così, dopo essersi accaparrata la statuetta per il miglior film straniero – In un mondo migliore, 2011 – la Bier ha pensato che fosse arrivato il momento di cambiare tutto, concedendosi dopo una sfilza di opere drammatiche (da Non desiderare la donna d’altri a Dopo il matrimonio) un po’ di relax a Sorrento, dove è ambientato il suo Love Is All You Need, la seconda commedia romantica in carriera dopo The One and Only (inedito da noi).
Scritto a quattro mani con il sodale Anders Thomas Jensen (“E’ nata a Los Angeles, prima degli Oscar”, precisa), presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, interpretato dalla brava Trine Dyrholm e dal sempre affascinante Pierce Brosnan, Love Is All You Need racconta di due famiglie danesi riunite nella “città dei limoni” per un matrimonio che ha tutta l’aria di essere benedetto dal Cielo. Peccato che i ripensamenti siano sempre dietro l’angolo e che, tra drammi esistenziali e casini familiari, il padre dello sposo (Brosnan) e la madre della sposa (Dyrholm) non trovino niente di meglio da fare che innamorarsi l’uno dell’altra.
“Volevo fare un film sfacciatamente romantico – ha detto la Bier incontrando la stampa a Roma – in un momento in cui si fanno solo commedie con un pizzico di cinismo. La mia idea era realizzare qualcosa che mi sarebbe piaciuta da spettatrice. Bisognava essere coraggiosi e includere anche i cliché. Se ne sei terrorizzata rischi di perdere il coinvolgimento del pubblico. Tutti noi viviamo in parte secondo dei cliché. La cosa più importante per me era che i personaggi fossero credibili. E questi sono veri, vulnerabili, pieni di ferite ma, ciononostante, capaci nuovamente di assaporare la gioia”. Un toccasana contro la dilagante depressione post-crisi? “Sarebbe bello e le statistiche dimostrano che in momenti storici di difficoltà gli spettatori preferiscono cercare al cinema un po’ di evasione. Ma il motivo per cui ho fatto Love Is All You Need non è questo, anche se da avida lettrice di giornali non posso escludere che le drammatiche notizie di questi ultimi tempi abbiano giocato, se pure inconsciamente, un ruolo fondamentale.” Di sicuro Love is All You Need, non è un film sull’Italia: “Non ha questa pretesa. Sorrento per me è uno dei posti più romantici della terra e il luogo in cui sono nate tante sceneggiature scritte con Anders Thomas Jensen”.
Venduto in più di 40 paesi e co-prodotto anche dalla Lumière & Co. di Lionello Cerri, uscirà in una settantina delle nostre sale il prossimo 20 dicembre distribuito da Teodora.
Susanne Bier intanto ha da poco finito girare, Serena, con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, dramma ambientato durante la Grande Depressione e incentrato su una coppia afflitta dal problema dell’infertilità. E’ il secondo film hollywoodiano della Bier dopo Noi due sconosciuti (2007). Come allora, anche in questo caso la sceneggiatura non porta né la sua né la firma di Anders Thomas Jensen.

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