Spider-Man si fa dark

Nel terzo capitolo il lato oscuro del supereroe. Il regista Sam Raimi: "E' doppio come tutti noi"
24 Aprile 2007
Spider-Man si fa dark
Spider-Man 3

La notizia è una: il supereroe più proletario del pantheon dei comics statunitensi, Spider Man, sente il peso del precariato: persino la sua metà oscura ha come massima aspirazione un posto fisso. Si scoprirà in Italia nelle 900 sale in cui verrà proiettato Spider-Man 3 dal 1° maggio in un’anteprima quasi mondiale (dopo il Giappone e prima degli USA). Che rischiava di saltare per un ritardo sconcertante. Un’ora e mezza hanno atteso i giornalisti per ascoltare il cast. “Non sono abituato a scaricare le responsabilità su altri- rivela Tobey Maguire, l’Uomo Ragno- ma siamo stati vittime di una serie di sfortunate coincidenze. Da Londra le mie valigie sono giunte con ore di ritardo e, certo, qualcosa dovevo pur mettermi per incontrarvi”. Magari infilarsi nel costume poteva essere un’idea. “Poi una strada chiusa, qui a Roma, ha dilatato i tempi di trasporto da 10 a 40 minuti”. Il traffico di Roma, questa è l’unica notizia che uscirà dalla conferenza stampa, batte persino Spiderman. Pochi l’avrebbero detto, dopo le terribili prove a cui Peter Parker si è sottoposto nel terzo capitolo della saga dove se la vedrà con l’amico Harry-Goblin Jr. (James Franco), l’Uomo Sabbia (Thomas Haden Church), un rivale sul lavoro e in amore che verrà riposseduto da un simbionte diventando Venom (Topher Grace), e persino se stesso. “Più che la metà oscura, il doppio di Spiderman – rivela il regista Sam Raimi – abbiamo voluto evidenziare le molte dualità presenti nell’animo umano e nei vari personaggi. Ma il tema portante è quello del perdono e della vendetta. La lezione principale è che il primo deve prevalere sul secondo. Perché qui vediamo un eroe che pecca e dei cattivi che hanno delle ragioni per esserlo, e che dentro hanno sentimenti positivi”. Sam, poi, conferma il suo amore per i fumetti. “Sono fantastici, sono simili ai film, così come gli autori ai registi. In fondo i comics sono sceneggiature con storyboard già annesse”. Kirsten Dunst è l’eterna fidanzata MJ, incantevole attrice- cantante dalla carriera difficile. “Sento un’emozione speciale nel lavorare in questo film. Abbiamo passato tanti anni insieme e ora c’è anche un grande coinvolgimento emotivo. Sam è una mente libera e straordinaria. Mi fa sentire un’attrice realizzata”. Tobey Maguire, sempre uguale a se stesso, sorride. Soddisfatto per una prova, secondo lui, più matura. “Non cambia l’aspetto materiale che circonda Peter: il motorino scassato, la casa. Perché, vecchia regola dei supereroi, non si possono usare i propri superpoteri per tornaconti personali. Ma è stato importante sentire sensazioni diverse, forti. Più cupe, acuite persino dal colore del nuovo costume. Ho amato rendere l’Uomo Ragno ancora più umano”. Inevitabile chiedere ai tre dei sequel (il progetto originale prevede sei episodi), e se loro li gireranno. “Quando ho fatto il primo – racconta il regista – sapevo della possibilità di un sequel, ma la Sony non mi aveva detto se sarei stato io a girarlo. Misi temi da poter sviluppare ulteriormente, anche se rischiavo di lasciare quest’opportunità ad un altro. Non mi sento ingabbiato, ma onorato di aver potuto accompagnare questo personaggio nella sua vita cinematografica. Ma sono sempre pronto a lasciare a qualcun altro il ruolo di narratore”. Si fanno più fondate quindi le voci di un addio. Con un possibile effetto domino. “Un quarto capitolo lo farei con una grande storia, all’altezza del passato. Raccontare l’Uomo Ragno è un onore, ma anche una responsabilità”. Sibillina la Dunst. “Io ci starei, ma solo con Sam e Tobey, è questo team speciale che ha fatto la differenza”. “Non dimentichiamoci la zia May (Rosemary Harris), è essenziale- sorride Maguire -. Ci sarò se ci sarà un ulteriore evoluzione e crescita del mio personaggio”. Si alza la posta, quindi. E forse non solo quella artistica.

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