Sfigati alla riscossa

"Dedicato ai perdenti", dice Paolo Ruffini di Fuga di cervelli. Per il comico livornese un esordio alla regia poco british e molto "scorretto"
4 Novembre 2013
Sfigati alla riscossa
Fuga di cervelli

“Questo film è dedicato ai “perdenti” che sognano di stare con la bella del primo banco ma pensano di non poterci riuscire mai, a quei ragazzi italiani che si vergognano un po’ della loro sensibilità, si rifugiano nel gruppo per non rivelare di essere fragili ma poi non sanno come gestire questa fragilità e come mostrarsi”. Così Paolo Ruffini su Fuga di cervelli, con cui il comico di Colorado, anche interprete, debutta alla regia.
Siamo a Torino (La Film Commission Piemonte è nel progetto), Emilio (Luca Peracino) è il classico nerd, goffo e innamorato di Diana (Olga Kent) dall’età di sei anni. Timido fino all’inverosimile e protetto da una combriccola sgangherata di amici – un non-vedente, un paraplegico, un fattone à la Lebowski e un ottuso studente di filosofia – la sua missione di conquista è disperata. Tanto più che Diana ottiene una borsa di studio ad Oxford e lascia l’Italia. Ma Emilio non si dà per vinto e con un “trucco” riesce ad entrare nell’esclusivo college inglese. Il problema è che con lui partono anche tutti gli altri.
Politicamente scorretto, incline al turpiloquio e senza occhi di riguardo per le disabilità, Fuga di cervelli, il cui pubblico è per stessa ammissione dei suoi realizzatori quello dei ragazzi (“Ma di sfigati in giro ce ne sono tanti, anche tra i i 50enni”, corregge Ruffini), è una sorta di college-movie all’italiana, che presta il fianco a critiche fin troppo facili sul buon gusto dell’operazione. Bacchettate “da fine anni novanta” le definisce Ruffini, che obietta: “Trovo più volgare prendersi troppo sul serio”. Respinte al mittente anche le accuse sul trattamento riservato ai portatori di handicap nel film: “Se su una cosa non ci si può scherzare, è un problema: è come se ci si ghettizzasse da soli”. E aggiunge: “Perché le cose che riguardano la malattia devono essere per forza sgradevoli?”. Tra i padri putativi cita i fratelli Marx, Non guardarmi, non ti sento e Quasi amici, “di cui mi sono imbottito”, anche se il frequente ricorso alle parolacce indicherebbe ascendenze diverse e tutte italiane: “Ma quando non vogliono offendere sono innocue e infantili”, si giustifica Ruffini, e poi: “Il cinema italiano guarda ai nostri ragazzi con gli occhi di un 60enne. Pure io faccio fatica a stare dietro al loro linguaggio. Mi sono fatto un giro su YouTube per capire come parlano oggi, fatevelo anche voi”.
E da YouTube arrivano anche due elementi del cast: Frank Matano è una specie di star con oltre 80 milioni di visualizzazioni per i suoi scherzi telefonici, mentre Guglielmo Scilla, in arte “Willwoosh, è titolare di uno dei canali YouTube più visitati in Italia. Per il resto c’è tanta tv: Ruffini a parte, anche Andrea Pisani e Luca Peracino provengono dal mondo di Colorado (sono i Panpers). Olga Kent invece (“una bellezza pop” la definisce Ruffini), è una modella che abbiamo già visto in Vacanze di Natale a Cortina. Sceneggiato da Paolo Ruffini, Guido Chiesa e Giovanni Bognetti, remake del film campione di incassi spagnolo Fuga de cerebros, Fuga di cervelli è prodotto da Maurizio Totti e Alessandro Usai per Colorado Film in collaborazione con Medusa Film. Uscirà il 21 novembre in 400 sale (distr. Medusa).

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