Senza arte ma con Salemme

"Che cosa è vero e cosa falso? Come dice Vasco, conta solo il senso della vita", afferma l'attore. Precario e artista per Giovanni Albanese
3 Maggio 2011
Senza arte ma con Salemme

“Il cinema è l’ultima bottega rinascimentale rimasta: qui mandiamo in cortocircuito il mondo degli ultimi, operai giovani e licenziati, e quello elitario dell’arte contemporanea”. Così il regista e artista Giovanni Albanese, che il 6 maggio arriva in sala – 130 copie targate 01 Distribution – con Senza arte né parte, commedia corale interpretata da Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston, Donatella Finocchiaro, Hassani Shapi, Giulio Beranek, Sonia Bergamasco, Paolo Sassanelli e Ninni Bruschetta. Coprodotta da Lumière & Co. e Rai Cinema, segue tre operai (Salemme, Battiston, Shapi) licenziati da un pastificio salentino che per sopravvivere si daranno all’arte contemporanea: prima quali custodi delle opere acquistate dal titolare (Sassanelli), quindi da improvvisati falsari, pronti a “ricalcare” le orme e le opere di Pino Pascali (Baco da setola), Piero Manzoni (Uovo, 1960), Julian Schnabel (Plate Paintings) e altre celebrità.
“Precarietà e Sud, l’arte di arrangiarsi in modo leggero, senza malinconia” per Carlo Brancaleoni di Rai Cinema, “una commedia sociale” per il produttore Lionello Cerri, Senza arte né parte “trova nel linguaggio comune della creatività artigianale la possibilità di unire basso e alto: chi dice cosa è vero e cosa falso? Alla fine, come dice il grande Vasco, conta il senso della vita”, afferma Salemme, mentre la Finocchiaro, sua moglie nella finzione, rivendica la propria “donna di polso, che arriva e li tira fuori dai guai”.
Ma come ne esce il mondo dell’arte? “Lo trattiamo con delicatezza: le opere costano ma, dicono questi operai, ci sarà un motivo. Non c’è presa in giro, anche se oggi le quotazioni del mercato sono impazzite”, precisa Albanese, mentre Bruschetta, cui tocca il ruolo di un gallerista senza scrupoli, aggiunge: “Il rapporto tra vero e falso nell’arte non troverà mai risposta, come pure la domanda: che cos’è l’arte?”.
Viceversa, Salemme tiene alla larga l’analogia con La banda degli onesti di Totò e Peppino (regia di Camillo Mastrocinque, 1956: “Solo l’innocenza è la stessa: questa è una commedia, quella era una farsa. Piuttosto, penso alla commedia indipendente inglese, ma non dura come quella di Ken Loach”. L’ultima parola al regista: “Per questi operai l’arte è solo un momento: dà coraggio, ma alla fine vivranno con la sciroppata di melograno”.

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