Riprendimi al femminile

"Avrei voluto vederlo quando mi stavo separando", dice Anna Negri. Dal Sundance in sala, i suoi affetti precari
7 Aprile 2008
Riprendimi al femminile

“Il film che avrei voluto vedere quando mi stavo separando”. Così la regista Anna Negri, che porta in sala, l’11 aprile distribuito da Medusa in 80 copie, Riprendimi, commedia sul precariato affettivo presentata in anteprima al Sundance Film Festival. Protagonisti Alba Rohrwacher, nei panni della montatrice e neomamma Lucia, e Marco Foschi, ovvero Giovanni, attore di incerto mestiere: una coppia in disintegrazione accelerata, e ripresa 24 ore su 24 da Eros e Giorgio, due amici di Giovanni, che vogliono realizzare un documentario sul precariato nel mondo dello spettacolo. “Queste telecamere – dice la Negri – sono l’espediente comico per sdrammatizzare il melò dei protagonisti. Inoltre, sono il sintomo della nostra esperienza sempre più mediatizzata”. 700mila euro di budget, girato in digitale, Riprendimi è stato prodotto dalla Bess Movie di Francesca Neri : “Sono rimasta colpita dall’urgenza di Anna (Negri, ndr) di raccontare una storia con un linguaggio nuovo, un budget piccolo e una indipendenza sinonimo di libertà, con una prospettiva femminile che mi piaceva molto”. In piena sintonia Alba Rohrwacher, figlia di Francesca Neri ne Il papà di Giovanna di Pupi Avati, in uscita autunnale: “Mi ha colpito la determinazione di Lucia: non si arrende al suo sogno d’amore infranto. La sua forza, ovvero sensibilità perché raccontata da un donna, mi ha stimolato, insieme alla sua leggerezza e libertà molto differenti da come sono io”. Viceversa, Foschi era inizialmente “restio ad accettare la parte: per il carattere negativo di Giovanni. Ma poi proprio questo è stato divertente, in una commedia con personaggi molto stereotipati”. Nel cast, anche Valentina Lodovini, nei panni de “l’altra”: “Ho accettato il ruolo per tre motivi: l’urgenza del racconto; le idee nuove e un produttore che rischia, finalmente. Certamente, il mio personaggio non sarà simpatico alle donne”, ma – ribatte la Neri – “piacerà tanto agli uomini”. L’occhio che uccide di Powell come riferimento diretto, il cinema globale e Wong Kar-way in particolare come ambito d’elezione, l’innovazione linguistica e il livello della recitazione che (ipse dixit) hanno lasciato il segno al Sundance, per la regista Riprendimi nasce dalla propria biografia: “Anche io a un certo punto mi sono trovata in macchina come Eros senza sapere che fare. E quando mi sono separata, esperienza molto formativa, lamentavo l’assenza di storie su quello che stavo vivendo, storie di donne raccontate da donne”.

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