Richard Gere abbraccia Giffoni

"Torno qui ogni volta che posso: credo fermamente in questo Festival che si rivolge ai ragazzi", dice il divo. Presto "homeless" per Time Out of Mind
22 Luglio 2014
Richard Gere abbraccia Giffoni
Richard Gere

S’inginocchia fino a terra con il capo chino come ne Il primo cavaliere: Richard Gere saluta così la stampa al 44° Giffoni Film Festival, prima di stringere mani e tessere le lodi del Belpaese: “Torno qui ogni volta che posso – parole sue – e stavolta sono accompagnato da mio figlio Homer, che ama tantissimo l’Italia, e dal suo amico Daniel”. Questa volta la spinta a ritornare è doppia: “Credo fermamente in questo festival che si rivolge ai ragazzi, le cui azioni avranno una risonanza essenziale per il nostro pianeta. Sono una generazione acuta, brillante, motivata e qui trovano il posto perfetto per condividere esperienze, parlare con i coetanei con cui condividono una visione comune della vita. E non finisce tutto l’ultimo giorno della manifestazione, non si tratta di passare il tempo divertendosi e godendosi il momento: l’impatto di Giffoni continua nella formazione di questi giovani cittadini di un minuscolo pianeta nell’infinito universo”. Seguono un “grazie” in italiano e un consiglio per i 3500 piccoli giurati, dai 3 anni in su, che popolano la Cittadella del Cinema del comune campano: “Il 99% dei problemi scomparirebbero, anzi non nascerebbero neppure se ricordassimo di comportarci come creature di gentilezza. Uno dei miei maestri zen in Giappone mi ha invitato a ridurre a sette i respiri in un minuto prima di prendere una decisione, per evitare che sia l’impulsività ad avere la meglio. Ecco perché diffido dei leader mondiali che provano a trascinare la gente dalla loro parte in battaglia, innescando una spirale terribile di azione e reazione”. Il prossimo ruolo riflette le scelte di vita basate su tolleranza e accoglienza. Ecco perché diventa barbone in Time Out of Mind: “Verrà presentato a Toronto e poi spero a Roma – precisa – ed è in cantiere da 25 anni durante i quali la condizione dei senzatetto non è cambiata di molto. Noi seguiamo un uomo nel suo percorso che lo porta a diventare clochard e al successivo viaggio nella burocrazia. New York è l’unica città al mondo dove per legge esiste il diritto ad un letto per gli homeless”.A chi sottolinea la crescente qualità dei prodotti seriali l’interprete di Ufficiale e gentiluomo risponde: “L’industria cinematografica sta vivendo un periodo di transizione e non è più quella dei miei esordi, negli Anni Settanta. Oggi gli studios non producono più pellicole del genere. Intanto canali via cavo come Showtime ed HBO dispongono di budget tali da realizzare prodotti di grande livello. Magari un giorno produrranno anche film: sarebbero i benvenuti perché non esiste alcuna distinzione tra piccolo e grande schermo”.

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