Reeves, fuga dall’Inferno

"Il mio eroe lotta contro il male in cerca del Paradiso" dice il protagonista di Costantine
10 Febbraio 2005
Reeves, fuga dall’Inferno

Keanu Reeves crede nei demoni? “Potete scommetterci” risponde il divo di Matrix che, otto anni dopo L’avvocato del diavolo, torna a scontrarsi con Lucifero in Costantine, film ispirato al fumetto di Alan Moore Hellblazer e diretto da Francis Lawrence, regista di videoclip per gli Aerosmith, Will Smith, Justin Timberlake, Jennifer Lopez e Britney Spears, alla sua prima esperienza nel cinema. Interpretato anche da Rachel Weisz, il film arriverà nelle sale italiane il 25 febbraio distribuito dalla Warner Bros. in 400 copie. A presentarlo c’erano oggi a Roma sia Reeves che Lawrence. “Tutti i film di fantascienza, o che affrontano il tema della contrapposizione tra bene e male, riflettono il modo in cui percepiamo il nostro futuro, le nostre speranze e le nostre paure – dice l’attore in un elegante completo grigio chiaro -. Spesso hanno anche un fondo filosofico, sia da un punto di vista intellettuale che emotivo, perché hanno a che fare con Dio e con il Demonio, il meglio e il peggio di noi”. In Costantine Reeves interpreta il ruolo di un investigatore dotato di poteri paranormali che nella vita si è dato un’unica missione: sconfiggere il male per guadagnarsi il Paradiso e sfuggire così all’Inferno al quale è condannato. Il suo destino è stato segnato molto tempo prima, quando ancora bambino si tolse la vita per sfuggire alle visioni che lo tormentavano e, dagli Inferi, gli fu concesso di continuare a vivere nel mondo degli uomini – una sorta di terra di mezzo tra il regno dei cieli e l’oltretomba – fino al giorno della sua morte. Costantine è un film “che parla anche del bisogno che ognuno di noi ha di capire quale posto occupa nel mondo”. Lawrence rigetta, tuttavia, qualsiasi etichetta New Age per la sua opera prima. “Sebbene Costantine sia ricco di simboli propri del Cattolicesimo, in realtà affronta temi comuni anche a chi professa altre religioni” precisa il regista, che preferisce definire il film una combinazione di diversi generi cinematografici: fantasy, poliziesco, noir.  Diversamente dal fumetto, dove l’azione si svolge a Londra e il protagonista è biondo con gli occhi chiari, Costantine è stato interamente ambientato in una Los Angeles notturna e piovosa, dai toni cupi e apocalittici. “Per le atmosfere mi sono ispirato a Chinatown di Roman Polanski e Il mistero del falco di John Huston, ma per la scelta delle ambientazioni mi sono rifatto a Training Day – spiega Lawrence -. Volevo evitare qualsiasi accostamento con l’immagine turistica che si ha della città per esaltare, invece, la sua parte più etnica e vera”. Reeves ammette, invece, di essersi sottoposto a un lungo periodo di “addestramento” per prepararsi al ruolo: “Ho iniziato a leggere il fumetto, cosa che non avevo mai fatto prima, anche se tra i 17 e i 21 anni ho letto molti dei comics di Moore”. Proprio in merito alla posizione del fumettista sul film, Lawrence chiarisce: “Non ha mai preso le distanze dalla pellicola, la verità è che si è sempre disinteressato del cinema e di come potessero essere trasposti i suoi lavori sul grande schermo”. Un sequel? “Dipenderà dall’esito al botteghino, ma di certo – dice Reeves – almeno una scena meriterebbe di essere girata a Roma”.

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