Rapsodia restaurata

Grande evento all'Opera di Roma. Che ripropone il capolavoro diretto da Nino Oxilia nel 1915
17 Marzo 2005
Rapsodia restaurata

Rapsodia satanica, il primo e ultimo poema cinematografico-musicale, scritto da Fausto Maria Martini e girato da Nino Oxilia nel 1915, con le musiche del compositore Pietro Ma scagni, fu davvero un’avventura creativa impareggiabile ma divenne subito un’illusione artistica. Prima di tutto l’accordo contrattuale con la Cines, la casa di produzione de “la film”, come si diceva allora, arrivò dopo una “lotta terribile”. Dieci ore e mezzo di discussioni finanziarie alla presenza di due avvocati, poi subentrò un estenuante sforzo compositivo dovuto anche alle novità meramente tecniche. Rapsodia satanica, dimenticata troppo a lungo negli archivi (la copia del film, oggi restaurata, è conservata nella Cineteca di Bologna), viene proiettata in anteprima questa sera al Teatro dell’Opera di Roma con Marcello Panni alla guida dell’Orchestra e vi rimarrà in replica fino al 23 marzo. Rapsodia satanica  rappresenta un momento importante nella storia della musica e del cinema. Per la prima volta, infatti, un celeberrimo compositore si apprestava a compiere un lavoro minuzioso d’accompagnamento della pellicola, partecipando direttamente alla sceneggiatura, alle riprese, alla nascita del film. Quest’operazione rappresentava per i suoi creatori una forma alternativa all’opera che avrebbe dovuto crescere ed avere vita propria. Rapsodia satanica doveva essere il primo esempio di dramma musicale cinematografico. Sono parole illuminanti quelle di Fausto Maria Martini nel suo Preambolo all’opera: “Una cosa di grande importanza rileverà questa Rapsodia: la possibilità di adunare in un’opera cinematografica le sensazioni di tutte le arti; la possibilità di fare d’una sala di proiezione un magico crogiuolo di tutte le sensazioni artistiche in un insieme nuovissimo, mai tentato ed oggi ottenuto per la prima volta”. Questo ricercatissimo tentativo non ebbe, però, un futuro. La Cines, con la quale Mascagni alla fine aveva stipulato un contratto assai remunerativo, si era impegnata a produrre una serie di film – il secondo doveva essere un Garibaldi – che non videro mai la luce. Scoppiò la guerra. Arrivò poi il sonoro. A Mascagni restò soltanto il fatto di essere stato un pioniere e ne fu sempre molto fiero. Marcello Panni, Direttore d’orchestra, che ha curato la revisione critica della partitura per questa prima esecuzione romana (il solo brano sinfonico fu eseguito dallo stesso Mascagni all’Augusteo il 3 luglio del 1917), sottolinea come il compositore dedicò una cura estrema alla strumentazione, che è smagliante, dando una struttura quasi operistica al film, suddiviso in un prologo e due parti, come fossero tre atti di un’opera. Nel prologo è narrata la trasformazione della contessa Alba d’Oltrevita – interpretata dalla grande diva del muto Lydia Borelli -, rinchiusa nel suo Castello d’Illusione, da vecchia a giovane, una specie di Faust al femminile, tentata da Mefisto. Per la passione e l’amore alla fine soccomberà. Cinema e musica hanno sempre avuto rapporti strettissimi, basti pensare a Fellini e Rota, Benigni e Piovani, Leone e Morricone. Ma il tipo di operazione artistica messo in piedi dalla Cines con Rapsodia satanica grazie alla stretta collaborazione tra Oxilia e Mascagni, regista e compositore, non si è più ripetuto nella storia dell’arte, se non in due casi successivi ed altrettanto isolati: nel 1937 per Aleksandr Nevskij di Sergej Ejzenštejn e Sergej Prokof’ev e nei nostri ultimi anni con la collaborazione tra Godfrey Reggio e Philip Glass per la loro trilogia lirico-ecologica Koyaanisqatsi, Powaqqatsi e Naqoyqatsi.

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