Qua la zampa, Banderas!

"E' il più grosso investimento hollywoodiano su un personaggio latino", dice l'attore del suo Gatto con gli stivali 3D. E sull'Italia: "Ha fatto grande cinema, ma oggi..."
25 Novembre 2011
Qua la zampa, Banderas!

Morta una saga, se ne fa un’altra. Dopo quattro film, Shrek va in pensione regalando comunque all’universo dell’animazione un franchise nuovo di zecca, incentrato sul Gatto con gli stivali, tra i personaggi di contorno più amati della famiglia dell’orco e primo spin-off della premiata ditta Dreamworks. Dal 16 dicembre sarà in 400 sale italiane con Universal. Il gatto con gli stivali, una specie di zorro peloso e a quattro zampe, fa la sua comparsa nel secondo episodio di Shrek, felice invenzione di Antonio Banderas, che al felino regala voce (in inglese, spagnolo e italiano) e carattere : “L’intuizione fu semplice, far parlare il gatto con una voce non da gatto: bassa, insinuante, dura. L’effetto comico riuscì”, racconta l’attore spagnolo in conferenza stampa a Roma, accompagnato da Salma Hayek (che doppia la micia Kitty), Jeffrey Katzenberg (boss della Dreamworks) e dal regista, Chris Miller.
Qui l’apporto richiesto a Banderas & co. (ci sarebbe anche Zach Galifianakis, voce di Humpty Dumpty), è stato più importante: “Bisognava creare un mondo inedito, diverso da quello di Shrek. – racconta l’interprete spagnolo – Il copione era solo un pretesto, un punto di partenza dal quale iniziare tutto il processo creativo”. E la Hayek conferma: “Io non ho mai avuto una sceneggiatura – confessa -. In compenso Chris mi ha tempestata di domande. Non sapeva ancora che profilo assegnare a Kitty e ha cercato di costruirlo su di me”. E se la micetta della Hayek è a misura della sua interprete (che definisce del resto Kitty “una femminista” e se stessa “una donna con gli artigli”), Banderas respinge invece ogni paragone con il gatto fuorilegge, confessando di non avere “il suo stesso coraggio. Al limite sono un gatto stanco”.
Il gatto con gli stivali 3D – che a differenza del nordico Shrek pesca a piene mani nella tradizione della fiaba mediterranea – racconta le origini del felino spadaccino: l’infanzia passata in un orfanotrofio, gli episodi di bullismo, la vita temprata nella durezza fino all’incontro con una sua simile destinata a scaldargli il cuore: “Pur essendo una storia molto divertente – sottolinea Banderas – il film tocca temi quali la lealtà, l’amicizia, il perdono”. Ma Il gatto con gli stivali rappresenta anche qualcosa di più per l’attore: “E’ il più grosso investimento mai fatto da Hollywood per la comunità latina. Avere un protagonista che parla con accento spagnolo, così sfumato nel carattere, così lontano dallo stereotipo cui siamo abituati dai film americani, è un successo per tutti noi immigrati. E un punto a favore della diversità culturale in un paese che ne ha un disperato bisogno”. Anche per questo Banderas – come la Hayek – spera fortemente che il sequel si farà (Katzenberg è possibilista, ma aspetta “il giudizio del dio del cinema: il pubblico”), perché lui vuole esserci e doppiare personalmente anche questo nella nostra lingua: “La trovo così musicale”, dice. Non solo: “Tolte le caratteristiche di base, doppiare un personaggio in una lingua piuttosto che in un’altra non è indifferente: significa adattarlo allo spirito di quella lingua”. E sempre a proposito d’Italia, Banderas riconosce la grandezza del cinema italiano, “anche se non è più quella di un tempo”, ma di non avere progetti in vista con i nostri campioni: “Devo lavorare al mio film da regista (Solo, ndr) e ho tanti altri progetti da portare avanti da qui al 2013. So però di un soggetto che circola a Hollywood, che Sorrentino vorrebbe produrre piuttosto che girare. Tratta di un cubano che si reca in America alla ricerca del figlio, una storia vera e molto interessante. Ma non credo di poterne far parte”.

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